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Un progetto collettivo di lavoro e creatività

Siamo nel 1985. Interpellato da un lettore sul tema “giovani”, Pier Vittorio Tondelli – scrittore già noto, in particolare per Rimini, suo terzo romanzo e best seller estivo – risponde dalle colonne di “Linus”, dichiarandosi impreparato a dare un’immagine esaustiva di chi fossero i giovani di allora, cosa passasse loro per la testa o quali interessi potessero coltivare. Ma l’aspetto più sorprendente è che Tondelli rischia tutto, subito: rilancia la partita e chiede ai giovani stessi di raccontarsi. “Under 25” sarà la risposta. Quel “progetto collettivo di lavoro e creatività” che lui ha in mente, sostenuto dalla casa editrice Il Lavoro Editoriale di Ancona (poi Transeuropa) e coadiuvato da editor quali Massimo Canalini, Giorgio Mangani ed Ennio Montanari, è in realtà una mossa intuitiva di promozione culturale giovanile, l’azione che avrebbe riconsegnato, a una generazione intera, la voce in capitolo perduta. Attraverso la scrittura di un racconto, i giovani “scarti generazionali” – come li chiamava Tondelli, riferendosi a quella schiera di ragazzi in fuga dal conformismo – avrebbero così avuto l’opportunità di narrare il proprio presente, senza per forza inondarlo di pregiudizi o inzupparlo di esperienze personali.

Il progetto inizia quasi per gioco, poi si trasforma inaspettatamente in un’avventura impegnativa: arrivano più di quattrocento manoscritti, il filtraggio è doveroso e viene eseguito con un criterio molto preciso: leggere, scrivere e riscrivere. La lettura, Tondelli, la considera allenamento, la scrittura esercizio, la riscrittura una sorta di necessaria rifinitura, prima di scendere in campo definitivamente, nero su bianco. Sono le premesse per instaurare un rapporto diretto con i partecipanti, in un’atmosfera serena di condivisione, in un rapporto tra scrittore ed editore, eppure volutamente paritetico quanto a modi e intenzioni. Alla fine, nell’arco di cinque anni “Under 25” sforna ben ventisei giovani scrittori: tre antologie a tema distribuite nelle librerie italiane, in un momento della letteratura italiana che prevede il rilancio di scrittori già pubblicati, in cui il libro assume con maggiore frequenza il ruolo di prodotto e la sua vendita viene preceduta da una “campagna promozionale”. Nomi che diventeranno famosi, come Bugaro, Culicchia, Conti, Ballestra, appaiono nelle librerie accanto ai giovani leoni De Carlo, Busi, Del Giudice. È l’inizio, per loro, di una favola. Ma “Under 25” suscita pure molteplici critiche di dissenso; tra queste, il biasimo per una mancata letterarietà, per il parlato riscontrato nel gergo dei racconti e, soprattutto, per quella che sembra essere una cinica manovra di promozione editoriale. Accuse alle quali Tondelli risponde, con umiltà, dichiarando di non essere mai stato interessato a fare il talent scout, e di essersi tenuto a debita distanza dal sistema di creative writing americano e, giocoforza, dagli ambienti letterari, per lui stucchevoli e troppo distanti dalla realtà: università e accademie in primis. Ma, come Cesare De Michelis ha recentemente sottolineato, Tondelli, di fronte alla possibilità di scegliere tra un progetto nato “dal basso”, e un altro, tutto diverso, magari sostenuto da case editrice italiane di fama, sceglie il primo, con Il Lavoro Editoriale di Ancona: quell’insieme di persone fidate che gli avrebbero consentito di poter portare a termine un sogno, senza compromessi, e intellettualmente onesto, fino alla fine.

(Loris Rampazzo)

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