Sette barche di balsa

Raggiunse Irupana e pochi giorni dopo partì “pei fiumi Bopi e Beni” per andare a visitare verso Oriente “le Missioni fra gli Indiani Mosetenes”.
Arrivò alla confluenza dei fiumi Miguilla e La Paz, in uno strano posto chiamato Espia e si meravigliò come un bimbo davanti ad alcuni terrapieni di forma piramidale che facevano capire quanto queste terre fossero impregnate di storia umana. Là — “sulla sabbia finissima e fra grossi ciottoli”, era stata sistemata una grande tenda vicino a cui “si vedevano ammucchiati i carichi destinati alla Missione di Covendo; parecchie casse e moltissimi recipienti di latta pieni di sale” — lo aspettava un vecchio frate missionario italiano assieme a sette callapi di balsa in secca.
L’indomani, quando la barca si staccò dalla sponda, Luigi ebbe subito l’impressione di andare a fondo. Ma fu solo un’impressione passeggera.
“Verso mezzogiorno il mio callapo era pronto e ci ponemmo in marcia, abbandonando la Espia. Questo punto, secondo dati che ho sott’occhio, si troverebbe al 16° 29′ di latitudine australe.
Dopo pochi metri dal punto di partenza, il fiume Miguilla si unisce a quello di La Paz, e l’acqua torbida di questo rende giallastra quella limpida del primo. Pochi metri ancora più sotto, passata la confluenza, si trova la prima rapida, piccola del resto e di nessuna importanza, ma la cito tanto per parlare della manovra che fanno i neofitos, quando le rapide sono a gomito, caso che avviene quasi sempre, e dove quindi sarebbe facilissimo che la forza della corrente facesse sbattere il callapo contro la riva opposta che, come si sa, è quasi sempre la falda di un colle: oppure il callapo potrebbe rimanere incagliato sulle pietre, essendo poco profonda l’acqua nelle rapide del primo giorno di viaggio; oppure potrebbe essere capovolto o trascinato e attraversato dalla corrente stessa.
Poco prima della rapida, accostano dalla parte esterna del gomito; tre uomini di prua saltano a terra portando seco le corde che sono legate alla estremità del palo di mezzo nelle due balsas, e che stanno sempre avvolte dinanzi a loro sui pali; altrettanto fanno due uomini di poppa, balzando sulla riva pure con le loro corde. I rimanenti tre uomini restano sul callapo; poiché l’equipaggio di una di queste imbarcazioni, sul fiume Bopi, è sempre formato di otto uomini.
Saltati a terra quelli di prua tirano le corde in modo che il callapo descriva un giro, presentando la prua alla corrente, e scenda con la poppa. Allora cominciamo tutti assieme a lasciar andare il callapo, mentre i tre che restano a bordo, due da prua e uno da poppa, con le lunghe pertiche, lo fanno scostare dalle sponde, che non sono rive a dolce pendio, coperte di ciottoli e sabbia e diventano letto del fiume nella stagione delle piogge. Spesso il callapo incaglia, e allora, mentre quelli di terra lo tengono diritto con le corde, i tre che sono a bordo scendono nell’acqua per sollevarlo e farlo passare. Se le loro forze non bastano, come accade spesso, allora deve venire qualcuno di terra ad aiutare. Oltrepassata la rapida, si tira il callapo alla spiaggia, rimontano i cinque uomini, lo fanno volare da capo, e si ripiglia la navigazione.”

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