La scrittura di W. G. Sebald

W. G. Sebald ha sempre amato vagabondare, sia nella scrittura che nella vita. Il suo è un modo di scrivere davvero “diverso”, discorde, insolito. Mi hanno sempre spiazzato la sua curiosità e la sua erudizione, l’analisi nitida che fa del passato, il suo tono struggente e impassibile allo stesso tempo, il senso dei luoghi che descrive, la strana commistione dei generi e il modo in cui si libra tra narrativa e saggistica invocando l’ombra della storia.

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Chi siamo

Siamo un gruppo di amici, sempre aperto a nuovi amici, e una bottega di prodotti artigianali non tipici.
Ci unisce il desiderio di inventare, nel senso etimologico del termine che adoperava Giuseppe Pontiggia: da invenire, “trovare” sulla pagina, e di condividere cultura e umanità, amore per la letteratura e la natura.
Pubblichiamo pochi libri all’anno, ma eccellenti per qualità di scrittura e narrazione, di carta, di copertina – libri che siano vigoroso stimolo intellettuale, libri da rileggere, oggetti di pura bellezza per sempre.
 
Contattaci.

P.S. Recentemente, siamo andati a mangiare in una locanda sull'Altopiano di Asiago. Conversando con la locandiera, abbiamo scoperto che per 25 anni aveva fatto la restauratrice e, giovanissima, scoperto un tesoro. Ne è nata un'intervista e quindi una storia pubblicata sul nostro blog (che consideriamo il nostro laboratorio); il progetto - subito divenuto realtà - di realizzare incontri culturali nella sua locanda; e soprattutto un'amicizia. Ecco, questo per noi è Priamo: incontrare persone, andare al setaccio di storie. Se quindi desiderate proporre una storia, un manoscritto, un'idea, un incontro che siano in linea con i principi descritti nel manifesto, saremo felici di ascoltare. Vi chiediamo solo una cosa: pazienza (siamo pochi, in primo luogo; e in secondo luogo Priamo è fondato essenzialmente sul piacere e sul divertimento intellettuali: e pressione e urgenza, si sa, sviliscono ogni piacere)".
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Il Manifesto

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Cari Amici, esiste ancora, in quest’epoca vorticosa e sovente brutta, il desiderio antico e fresco per qualcosa di bello.
Siamo ossessionati dal comunicare (spesso perché possiamo anziché perché dobbiamo), ma esiste ancora il desiderio per una solitudine dolce dove ricomporci, rallentare, ritrovare noi stessi, staccarci per un attimo dal mondo veloce. Ed esiste infine, in questa era in cui siamo informati di tutto e sappiamo tutto e non conosciamo nulla (e ci sentiamo bombardati e vuoti) il desiderio di conoscenza, di pensiero, di storia e di storie.

Un libro. Un libro che ci procuri un piacere estetico sin dalla copertina, che ci rallegri per la finezza con la quale si presenta a noi, elegante come un dandy irlandese; e poi il piacere della carta di qualità, una carta gentile che ci inebri tatto e olfatto; e poi, una storia. Raccontata da chi vuol veramente raccontarci una storia, con entusiasmo e onestà, come attorno a un caminetto e su un prato sotto una quercia, con arte di storyteller e amore incondizionato per la lingua italiana.

Priamo nasce da questo desiderio e dal sentimento di condividerlo. 
Creare e offrire oggetti belli e raccontare storie, siano esse reportage, saggi, cronache di viaggi, autobiografie, o racconti di fantasia; fare davvero cultura, nel senso più vivo e gioioso del termine: libri che diventino motivo di scambio intellettuale, di conversazione, di passioni, di amicizia; essere, essenzialmente, un servizio a disposizione di chi vuol cambiare rotta, cambiare gioco, dare un’impennata, corroborarsi e improvvisare…

Ad alcuni tutto ciò sembrerà un sogno di mezza estate, e può darsi lo sia, ma son passati tre anni da quando abbiamo scritto queste righe e non ci siamo ancora svegliati. Perché al servizio di questo sogno abbiamo garantito, e continueremo a garantire, concretezza imprenditoriale, competenze sviluppate nei campi della scuola e dell’editoria, e  – sopra ogni cosa – una rigorosissima professionalità.

Né una mappa e né un magnete

Ricordo bene quel pomeriggio. Il cielo era fuggevolmente azzurro, abbellito unicamente di bianche nuvolette appiccicate, che avevano tutte la forma di cuore.
Non avevo una meta, né una mappa e né un magnete. Volevo solo farmi una passeggiata in solitudine, dopo tanto tempo. Passai così da una calle all’altra, attento soltanto a non andare a sbattere contro la gente che veniva nella direzione opposta. Poi cambiai di colpo direzione — per cercare qualche angolo di silenzio — e quando pensavo che sarei sbucato in un campiello che conoscevo mi ritrovavo di fronte un arco; quando mi aspettavo un passaggio, mi imbattevo in un palazzo mai visto o in un giardino privato.
Proseguii muovendomi goffamente girando a vuoto, in circolo, cercando in qualche modo di orientarmi. Ma via via che camminavo mi perdevo sempre più, finché non mi imbattei in una tranquilla vecchia signora seduta su una panchina intenta ad accarezzare un gatto.
Le chiesi dove fossimo e ricordo che rise di gusto dicendomi che tutti quelli che si perdevano da quelle parti — perché erano parecchi, mi disse — si sarebbero di sicuro ritrovati a San Giovanni Grisostomo a guardare la Maddalena negli occhi, che questa era la regola.

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