Un anno sull’Altipiano

Ho scelto di rileggere Un anno sull’Altipiano di Emilio Lussu, un libro di memorie sul primo conflitto mondiale che occupa un posto del tutto particolare tra le opere che raccontano e rendono comprensibile la nascita dell’Italia unita.
Libro grandioso e crudele, in certi punti difficile da sopportare. Una testimonianza necessaria sul coraggio dei soldati e sull’impietoso distacco di chi li comandava. Una memoria autorevole sulla prima guerra mondiale, che rappresentò per gli italiani, da appena mezzo secolo riuniti in nazione, un momento forte di ulteriore unificazione e di acquisizione di una identità nazionale.

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L’ipocrisia inconsapevole e la letteratura

Forse il vizio umano più detestabile è l’ipocrisia. E gli ipocriti. Chiedete a chiunque: cosa detesti? L’ipocrisia. E gli ipocriti.
E poiché tutti detestano l’ipocrisia e gli ipocriti, e ciascuno è disposto a riconoscersi tutto tranne che ipocrita, ne consegue che o l’ipocrisia in realtà  non esiste o molti di noi sono ipocriti senza saperlo.
Perché c’è in realtà un vizio peggiore dell’ipocrisia, ed è l’ipocrisia inconsapevole.
L’ipocrita inconsapevole ci capita sempre sul cammino e talora lo riconosciamo allo specchio: debordante di sentimento, ostenta ciò che non prova e che non sa di non provare,  e ostentando riesce a credere di provare realmente ciò che non prova.

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Non è un manifesto, ma vediamo un momento

La scrittura narrante che si orienti e s’appoggi su vecchie storie, o su miti, non porta più oggi il segno di una debolezza dell’invenzione, quasi un marchio, né mi sembra passibile di condanna preventiva.
Rappresenta piuttosto il rifiuto di una corsa insensata a moltiplicare appendici su intrecci esauriti, a loro volta moltiplicatori di esigenze di consumo e di etichette.
Ogni volta che vedo un film o leggo un racconto finisco per trovarmi nella sgradevole situazione di già conoscere in anticipo le battute dei personaggi o lo sviluppo di una finzione, e quel che è peggio partendo da una base tanto piatta.

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Un sogno che potrebbe portarci ovunque

Forse il modo migliore per leggere 2666 di Roberto Bolaño è immaginarsi in un sogno che potrebbe portarci ovunque. Un sogno strano, bizzarro e strampalato, misterioso e fortemente espressivo.
Come in molti sogni o incubi, nella prima sezione del romanzo Bolaño ci fa subito fare la conoscenza con quattro studiosi di letteratura europei interessati all’opera di un oscuro romanziere tedesco di nome Benno von Arcimboldi.
Bolaño segue gli intrighi amorosi tra gli studiosi (tre uomini e una donna) e fornisce indicazioni circa la strana carriera di Arcimboldi, che da un certo punto della sua vita ha vissuto come un eremita isolandosi dal mondo.

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Interview with Oscar Wilde

Oscar Wilde, the most rumored celebrity of London’s fin de siecle, was born in Dublin on October 16, 1854. Mr. Wilde’s unique idiosyncratic temperament blossomed during his Oxford years: he was a godsend for the more than slightly piqued Victorian avant-garde who looked upon him as a messier and clamored for his praise.
Art reviewer (1881), lecturer in the United States and Canada (1882), regular contributor for Pall Mall Gazette and Dramatic View from the mid-80s, editor of Woman’s World from 1887 to 1889, author of a book of poetry, a couple of unsuccessful plays, a collection of fairy-tales (The Happy Prince and Other Tales, 1888) as well as one of essays (Intentions, 1889), in 1890 Mr. Wilde scandalized the puritan London society with his novel The Portrait of Dorian Gray.

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