L’insonnia di Cassandra

Ha cominciato molto presto ad avere dubbi se sia un bene dire la verità.
«Ricordati che non devi mai mentire.» Rimbombano le parole di sua madre; e la zia che scuoteva la testa per approvare.
«C’è bisogno di tutto nella vita, anche di qualche bugia.» Le parole dello zio, e suo padre che annuiva; a precisa domanda non sapevano però concordare una differenza fra menzogna e bugia.
Da sola Cassandra stabilì la diversità: la menzogna era quella che non l’avrebbe lasciata dormire; con la bugia era solo un poco inquieta al momento di far spegnere il fuoco; avrebbe voluto tenere una piccola torcia, benché facesse fumo e cattivo odore. Per queste bizzarrie manifestate prima di prender sonno si era diffusa l’idea che era una ragazza sensibile, perché gli incauti e gli sciocchi non sapevano quali visite mentali le arrivavano nella notte.
Cassandra non voleva che le occhiaie esposte alla luce del mattino parlassero al posto suo, dicendo per di più notizie approssimative. Voleva tanto dormire, senza pensare più al futuro, che mandava immagini solo per lei ovvie; cercava di fissarsi sul passato, perché già il presente la disorientava.

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Diario di un insegnante d’Italiano ai Tropici (THREE)

(Borges, Venice, and empanadas)

His name is Mitchel Baccinelli, he wants to be a writer, and I feel confident he will succeed: he has talent and humor, and a deep love for life and books. I truly appreciate his compositions in my Italian Writing Workshop and also the empanadas he was used to take to class (much less his blue & black FC Inter jersey). Studying Italian language and literature, and discovering the magnificent Venice, were large part of his education as a writer and as a human being.  

Mitchel, introduce yourself to Priamo, please.

I was born in Miami, Florida, in 1991 to a mother from Nicaragua and a father from Argentina. My dearest passions are food, music, literature, and soccer. My favorite literary works are Romeo and Juliet by Shakespeare, Purgatorio by Dante, and just about anything by Borges. Speaking of Borges, I’d like to share with you all a quote from him: “At the end of the years, I’ve observed that beauty, like joy, is common. Not a day passes in which we aren’t, for a moment, in paradise.”  

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Incontri fraterni

Era una giornata caldissima, con un’afa opprimente ed ero di pessimo umore, irritato dal caldo e dagli insetti.

Oggi, ogni volta che ripenso a quel giorno, immagino che sarebbe stato tutto diverso se la mia Dyane 6 fosse andata in moto subito, come al solito. La storia sarebbe finita lì, dato che, forse, non ci sarebbe stata nessuna storia. Ma invece quella mattina la mia favolosa dea con carburatore completamente revisionato non ne voleva sapere di partire e continuava a tossire in modo secco e stizzoso quasi non ne volesse sapere di portarmi al fresco, lontano dalla città.

Mi sentivo giù di corda, e questo cominciava a rendermi nervoso. Decisi, così, di andarmi a comprare qualcosa da mangiare all’emporio dietro l’isolato.

Alfredo, il negoziante, era un uomo corpulento di mezza età garbato e florido con una grossa faccia a luna piena, capelli lisciati con la brillantina e candidi occhi infantili di un’incredibile tonalità di verde chiarissimo.

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A proposito di “Quella solitudine”

Ogni volta che devo prendere un treno scelgo un libro da leggere. Di solito quello che spero si rivelerà un buon libro è anche la mia coperta di Linus: se mi prende, me lo divoro alla stessa velocità di un freccia rossa; se mi annoia, lo uso da scudo, per legittima difesa (se c’è una cosa che odio in viaggio è: “parlare del più e del meno”). Beh, il giorno che ho preso in mano “Quella solitudine” non ho quasi mai guardato il mare, fuori dal finestrino. L’autore mi aveva anticipato: “E’ un romanzo sussurrato”. E allora perché io, più che sussurri, sentivo grida? In meno di cinque ore l’ho divorato, e ho scritto subito un messaggio a Paolo, chiedendogli se per caso avesse già scritto il sequel. O il prequel. Insomma, qualcosa che mi aiutasse a non sentirmi orfana di quello che ancora rimaneva misterioso, oltre quelle pagine.
Nei romanzi c’è chi si appassiona alle trama, chi allo stile, io oscillo, vago alla ricerca di qualcosa che mi scuota. Tanto da coniare il termine IDV, che “non c’azzecca” con il partito del magistrato-contadino, ma indica l’Indice di Voracità. Da cosa è determinato? E’ assolutamente individuale, perché alla fine in un’opera d’arte ciascuno di noi “legge” o “trova” quello di cui, in quel momento, ha più bisogno. Apprezza quello che è più vicino alla sua sensibilità.

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Diario di un insegnante d’Italiano ai Tropici (TWO)

(Storia di Magdalena)

“Vengo da tre generazioni di donne, mia nonna, mia bisnonna, e mia trisnonna, rimaste vedove a 35 anni: al tempo del mio bisnonno, la famiglia possedeva un negozio di armi e orologi, le donne l’han trasformato in gioielleria”.
Dove?
“A Villa Maria, a metà strada fra Cordoba e Buenos Aires. Io sono nata lì, nel 1985, di fronte a un fiume, il Rio Tercero”.
Magdalena ha 28 anni. Io a 28 anni presi il mio primo aereo: lei, dopo Villa Maria, ha vissuto a Cordoba, Coral Springs, Roma, Los Angeles, San Francisco, Dublino. A Dublino lavora per Google, in una posizione importante, e ci lavora grazie al fatto d’aver studiato Italiano.

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La giustizia degli uomini non è mai innocente

Un giallo filosofico, un thriller psicologico, una partita a scacchi, un perverso gioco di specchi, una riflessione grottesca e amara sulla giustizia, sul suo senso e sulla sua applicazione. A partire dal titolo – Giustizia, che al lettore suona come una pretesa insistita, ostinata, non tanto che si faccia giustizia, ma che si dia giustizia, che possa esserci, cioè, un argine al disordine, alla morte, all’abisso etico dell’uomo – questo splendido (e labirintico) romanzo di Friedrich Dürrenmatt, non la più famosa delle sue opere ma di certo una delle più felici, è un sfida: al raziocinio, alla morale, all’organizzazione sociale di cui ciascuno di noi fa parte e nella quale, pur tra luci e ombre, si riconosce, e alle sue regole. Maestro della tecnica narrativa del mystery (da lui portata a un livello di perfezione ineguagliato), Dürrenmatt, come uno scenografo su un palcoscenico, dà vita ad atmosfere cupe, malate, disegna con precisione estrema paludi dell’animo umano sature di miasmi irrespirabili, e qui, in questi fatiscenti “luoghi dello spirito” (collettivi e individuali), ambienta le sue storie, i suoi intrecci, mette in scena delitti, violenze, turpitudini, realtà dove il numero dei colpevoli supera di gran lunga quello delle vittime.

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