Un progetto collettivo di lavoro e creatività

Siamo nel 1985. Interpellato da un lettore sul tema “giovani”, Pier Vittorio Tondelli – scrittore già noto, in particolare per Rimini, suo terzo romanzo e best seller estivo – risponde dalle colonne di “Linus”, dichiarandosi impreparato a dare un’immagine esaustiva di chi fossero i giovani di allora, cosa passasse loro per la testa o quali interessi potessero coltivare. Ma l’aspetto più sorprendente è che Tondelli rischia tutto, subito: rilancia la partita e chiede ai giovani stessi di raccontarsi. “Under 25” sarà la risposta. Quel “progetto collettivo di lavoro e creatività” che lui ha in mente, sostenuto dalla casa editrice Il Lavoro Editoriale di Ancona (poi Transeuropa) e coadiuvato da editor quali Massimo Canalini, Giorgio Mangani ed Ennio Montanari, è in realtà una mossa intuitiva di promozione culturale giovanile, l’azione che avrebbe riconsegnato, a una generazione intera, la voce in capitolo perduta. Attraverso la scrittura di un racconto, i giovani “scarti generazionali” – come li chiamava Tondelli, riferendosi a quella schiera di ragazzi in fuga dal conformismo – avrebbero così avuto l’opportunità di narrare il proprio presente, senza per forza inondarlo di pregiudizi o inzupparlo di esperienze personali.

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Doppia presentazione a Milano

Venerdì 15 febbraio alle 18.00 presso Dressebook (negozio d’abbigliamento femminile e libreria, via Giovanni da Milano, 4, Milano) si terrà una doppia presentazione. Quella del primo romanzo di Paolo Pizzato, Quella solitudine immensa d’amarti solo io, Priamo e Meligrana editore, e quella del progetto My Personal Book Shopper, ideato da Paolo Pizzato, titolare del blog Il consigliere letterario, e da Leonardo Romani, responsabile della Libreria Le Querce, di Lido degli Estensi.

A parlare del libro, assieme all’autore, ci saranno Marco Crestani, ideatore e fondatore della nuova realtà culturale Priamo, e Leonardo Romani. Nell’informale ma elegante cornice dello spazio di Dreeebook, arricchita da un gustoso buffet a disposizione degli ospiti, si discuterà del romanzo, un intenso dramma familiare e generazionale che ruota attorno a una giovane coppia e alla nascita del loro primo figlio, aprendo naturalmente a eventuali domande del pubblico; e di My Personale Book Shopper, iniziativa finalizzata a orientare chiunque coltivi la passione per la lettura all’interno di un mercato editoriale sempre più vasto e caotico – e a restituire alle librerie il loro ruolo primario: quello di spazio elettivo di condivisione, confronto e aggregazione.

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Breve invettiva contro le nostalgie generazionali

Trovo così stucchevole questo continuo masturbarsi sul com’eravamo, i migliori anni della nostra vita e via dicendo, che ormai da anni saturano i nostri teleschermi, le nostre televite. Nostalgia a buon mercato, ironia in sconto comitiva, narcisismo tre per uno: noi che, noi che, noi che. L’egocentrismo di chi dice sempre io è irritante, ma l’egocentrismo di chi dice noi è patetico: talmente fiacchi da doversi aggrappare a una generazione, qualunque sia, per sentirsi importanti. A rievocare poi chissà quale semplicità di modi, usi, costumi, a rievocare chissà quale ingenuità, fanciullezze perdute, happy days, un tempo dell’oro che non è mai esistito – è solo il riflesso di latta di una memoria scarsa di fantasia, l’invenzione maldestra di chi, non sapendo inventarsi il presente, s’inventa il passato.

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Leggere Thomas Pynchon

Leggere Thomas Pynchon è un’esperienza che non somiglia a nessun’altra. Perdersi nei suoi labirinti linguistici, indovinare la trama dei romanzi, sottilissima striscia di sabbia che corre sinuosa lungo traiettorie imprevedibili disseminate di mille e mille altre storie, seguire le scelte e le decisioni dei personaggi, il loro agire, tra disperato e grottesco, in contesti che del reale hanno la fugace apparenza e del suo contrario un’immaginifica, entusiasmante sostanza, esplorare, pur tra infiniti giochi di specchi, il suo nitido universo etico, condividerne le decise prese di posizione, è qualcosa che richiede ben più che una favorevole predisposizione d’animo o una rocciosa forza di volontà. Perché Pynchon dal lettore pretende cieca fiducia. Scrittore in tutti i sensi monumentale (lo sono i suoi lavori, gli argomenti che affronta, lo è la vastità dei suoi interessi), il geniale romanziere americano senza sosta incanta, affascina, stordisce; la sua scrittura multiforme, priva di punti di riferimento, caratterizzata da una bizzarria che sfiora l’incomprensibile (e in molti casi perfino l’indicibile), senza peraltro mai forzare la parola, il suo senso e la sintassi cui obbedisce, è un azzardo folle, un salto mortale, qualcosa che si può pensare di compiere solo se ci si abbandona, per intero, a colui che ci chiede questo passo.

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Quando non se ne può più, si cambia

Parlare de Gli indifferenti è come voler raccontare qualcosa di nuovo su I promessi sposi: anche del libro di Alberto Moravia è stato detto tutto, o quasi. Allora, perché ho deciso di scrivere un articolo – l’ennesimo – su un libro tanto popolare? Perché ci sono dei libri che ci cambiano la vita e a me questa cosa è successa solo in due occasioni: a venticinque anni con La morte della Pizia di Friedrich Dürrenmatt e a diciannove con il romanzo di Moravia, appunto. Più che le trame di questi libri – che, diciamocelo, libri scritti bene, con una bella storia alle spalle, ce ne sono molti –, a colpirmi sono state delle frasi, delle parole dette in un momento della mia vita in cui avevo bisogno di sentirmi dire esattamente determinate cose: «La verità resiste in quanto tale soltanto se non la si tormenta», da Dürrenmatt, quando avevo estremo bisogno di credere all’onestà della gente; e «Sai cosa si fa quando non se ne può più? Si cambia», da Gli indifferenti.
Il tema del “cambiamento”, la necessità di voltare pagina e reinventarsi, non è nuovo nella letteratura, così come al cinema o in altri ambiti. Cosa accade, quindi, quando non siamo soddisfatti della nostra vita, quando sentiamo che qualcosa non funziona, eppure per abitudine, paura, mancanza di risorse – o, semplicemente, di coraggio – rimaniamo legati a certi ambienti, persone, schemi mentali? Succede che ci riduciamo come gli indifferenti moraviani, ossia ci limitiamo a esistere, consapevoli della nostra inettitudine, eppure incapaci di porvi fine.

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News stampa per Paolo Pizzato

“Quella solitudine immensa d’amarti solo io è il romanzo d’esordio di Paolo Pizzato, 43 anni, giornalista milanese creatore del cliccatissimo blog Il consigliere letterario.
L’autore lo descrive come un romanzo “sussurrato”, invece la sua forza è che dentro ci sono cose che – anche se le sussurri – urlano da sole.
Un amore messo alla prova dalla nascita di un figlio, l’incomunicabilità generazionale, la tragedia di sentirsi soli al mondo.”

(da “Sussurri e grida” di Eleonora Molisani, rivista TuStyle)

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