La pazienza dei bufali sotto la pioggia

«Me lo dai un bacino? Ce lo prendiamo un caffettino? Mi fumo una sigarettina e poi si va. Che ne dici di un cinemino, stasera? Oppure ce ne restiamo tranquilli con un bel libriccino. Davanti al fuochettino… Sai che cosa mi piacerebbe per le vacanze? Fare un viaggettino in Italia. Hai visto il mio toppino? Dai, te lo succhio un pochino. Hai una strana faccina…
In dieci minuti, è riuscita a piazzare almeno quattordici diminutivi. Qualcosa mi dice che con questa ragazza non vivrò mai niente di grande.»
Quattordici volte è solo uno dei tanti racconti inseriti in La pazienza dei bufali sotto la pioggia. Strano titolo, eppure un significato c’è e lo riscontrerete nella lettura. L’autore è David Thomas (non il musicista!), un giornalista, classe 1966, che ha deciso di iniziare a scrivere per il teatro e il cinema: scelta azzeccata, che gli ha fatto vincere sin da subito numerosi premi.

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Le Incompiute Smorfie

Con grande soddisfazione Priamo annuncia l’uscita della terza opera edita. Si tratta de Le Incompiute Smorfie di Vladimir Di Prima, un romanzo scintillante affollato di sensazioni, di sentimenti e di conoscenze, un’impagabile foresta di colori e di suoni in cui i minimi elementi rivelano la compattezza di una visione unica.
Secondo Emanuele Pettener, che ne ha curato l’editing, ogni paragrafo di questo romanzo “è un quadro, e per questo non è un romanzo ma una visita al Louvre. Per chi ama la lingua, questo testo è un divertimento pazzesco. Per chi ama la scrittura come vertiginoso gioco di incastri e infinite magie, questo è un testo da cui ci si ispira a da cui si ruba a piene mani. Così è stato per me: mi sento artisticamente rivitalizzato da questo testo, ho voglia di scrivere, ho voglia di condividerlo e urlare: guardate, amici telespettatori!”
Forse per queste stesse ragioni, scrive ancora Pettener, “è un romanzo che probabilmente nessun editore pubblicherebbe oggi – tranne Priamo, il che mi rende doppiamente orgoglioso. Attenzione, però, non perché sia illeggibile come l’Ulisse o richieda pazienza erudita come Proust o abbia una sua pesantezza teutonica come Mann. E’ un testo leggerissimo! E’ divertente! Ma necessita lentezza.

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Andrea Vollman

Andrea Vollman è nato a Padova il 9 marzo 1957 e vive a Lusiana sull’Altopiano di Asiago.
Ha svolto attività con diversi orientamenti: dall’insegnamento alla direzione sportiva nell’ambito dell’automobilismo sportivo, all’amministrazione in ditte private.
Laureato in Filosofia, si interessa di Letteratura, Storia dell’Arte e Storia. Ha pubblicato sei libri di poesia ed è convinto che la storia sia un “contenitore” di molteplici aspetti della vita umana, anche in rapporto con gli elementi naturali. Si definisce un dilettante e un sognatore.

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The Return

It is said that an important part of practicing Tai Chi is not to practice Tai Chi. This riddle puzzled me until I applied it in my own life. It was the time when I actively chose to ignore my desire to read. I stopped cold. No poetry. No prose of any kind. My mind became a hermitage within whose walls not even humming was to be tolerated. This was but one more way I had chosen to remove myself from the world around me. As with life, I found myself obsessively scrutinizing literature as if it were trying to trick me. I looked for angles. I winked at death symbols carefully placed on the night stand. I made mental note of foreshadowing, whose potential I found often lost in its own darkness. In short, what had once been a wondrous journey of the mind had somehow become a tedious and constant critique.

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Vladimir Di Prima

Vladimir Di Prima è nato a Catania nel 1977. Laureato in legge e specializzato in criminologia è autore dei romanzi Gli Ansiatici (Prova d’Autore, 2002) e Facciamo Silenzio (Azimut, 2007). Suoi racconti sono apparsi in diverse antologie e riviste letterarie. Vanta inoltre preziose collaborazioni con artisti della musica leggera italiana fra cui il compianto Lucio Dalla.
Adora i gatti e la sua montagna.

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Divagazioni e intenzioni (prima parte)

Immaginiamo di non sapere che il verso conclusivo dell’Inferno, “e quindi uscimmo a riveder le stelle”, sia del sommo poeta fiorentino; proveremmo ugualmente quel fremito, suscitato dal formidabile effetto liberatorio, di un endecasillabo che definisce e risolve la fine di un incubo e il sorgere della speranza?
Saremmo in grado di separare la frase poetica, dall’autorevole nome di chi l’ha scritta e di considerare quel verso indipendentemente da ciò che l’ha preceduto? Considerandone l’intrinseca bellezza, credo di sì.
Senza dubbio, è questione più complessa, ma è lecito porsi un interrogativo sulla possibilità che uno, o pochi versi, possano vivere autonomamente. Può sembrare un quesito quanto meno irragionevole, ma potrebbe anche trattarsi di una questione cruciale, nell’ambito della creatività poetica.

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