Solo lo sciabordio dell’acqua

Ripresa la via d’acqua, passarono con difficoltà, tanto che “onde fortissime coprirono il callapo, le casse e lo scrivente fino al petto, e gettarono, sulla balsa fortunatamente, uno degli uomini di prua”.
A un certo punto l’acqua “fece sentire un sibilo come se vi fosse stato immerso un ferro infuocato, e la sua superficie si coprì d’un immensa quantità di bolle, le quali scoppiando lasciarono esalare l’odore dell’idrogeno solforato”.
Luigi aveva nelle orecchie solo lo sciabordio dell’acqua e i borbottii dei neofitos che tentavano di trovare un modo per andare avanti. Il Bopi fece una curva verso sinistra e per un po’ sembrò che l’agitazione dell’acqua si fosse calmata. Ma appena ebbero terminato la curva, il corso del fiume divenne velocissimo e poco più avanti urtarono su una grossa radice che sporgeva e si ritrovarono nella rapida al centro del fiume a remare ancora più forte come se fossero sull’orlo di un precipizio. Poi di colpo, in modo quasi miracoloso, tutto si calmò.

Continua a leggere

Circondati dal mistero della vita e della morte

Attraverso un varco fra gli alberi, Luigi poteva vedere, lontano sotto di sé, la valle in cui scorreva il fiume. Le montagne sembravano fondersi, al tramonto, in una nebbia rosea e trasparente da cui giungeva un rumore sordo, come un mare.
“Durante il giorno, vidi una lontra nel fiume.
Arrivammo alle 5 pom. circa alla seconda grande rapida, detta di S. Fernando, tutta seminata, come la Ciaria, di grosse pietre, benché sia meno pericolosa. Ormeggiammo sulla destra, e si scaricò per rifare l’operazione già fatta alla prima. Qui dunque passammo un piccolo torrente dalle acque cristalline, chiamato San Fernando (e non è facile passarlo senza cadere, perché le pietre son tutte coperte d’alghe che le rendono sdrucciolevoli), poi si cammina su file di grosse pietre lungo la spiaggia, si passa per un sentiero un breve tratto di bosco e si arriva a una angusta sponda, sulla quale fu depositato il carico.

Continua a leggere

Sulle acque del Bopi

Luigi stilò una sua lista di reperti: Bertholletia excelsa, Capsicum baccatum, Ipè Tabebuia, Cariniana Pyriformis, due tipi di Chelidonia, Acer saccharum; e Chimaphila Umbellata, Manilkara Zapota, Flos Passionis; e poi licheni, muschi, piccole agavi, diverse orchidee e un coleottero titano dalle dimensioni stupefacenti che con le sue mandibole poteva tranquillamente spezzare una matita in due.
Si sentiva felice, forte e fiducioso. Intanto il callapo proseguiva dondolante e incerto il suo viaggio.

Continua a leggere

Quasi come un’isola nella foresta

Ormeggiarono il callapo su una largo tratto di terreno dove si trovavano, quasi come un’isola nella foresta, delle grandi piantagioni di cacao, caffè, coca e china.
Luigi conobbe il proprietario della “colonia”, tale señor de Belmonte, nobile spagnolo appassionato di botanica e collezionista di serpenti che viveva ritirato dal mondo. Parlarono a lungo saltando da un argomento all’altro e condividendo attimi preziosi.
Belmonte dimostrò di avere forti idee personali sulle colture e la loro progettazione. Raccontò a Luigi della mandorla del cacao, “forse il frutto più oleoso che produca la natura”, spiegandogli — con dovizia di particolari — perché le piante migliori crescevano “all’ombra della natura selvaggia, avulsa dal predominio dell’uomo”.

Continua a leggere

Dentro una encañada

Ripresa la via del fiume non poté esimersi dall’ammirare l’esplosione mozzafiato di jacaranda, cinnamomo e cibozio. L’acqua, in quel tratto, era lucida e rifletteva con generosità gli alberi e le foglie che vi si specchiavano.
“Alle 10 circa ant. entrammo in una encañada — una gola — chiamata Meñique. È questo un punto dove il fiume squarcia la catena dei colli che formano da una parte e dall’altra alte pareti a picco. Il fiume entra con violenza nello stretto canale, reso pericoloso da grosse pietre che spuntano dall’acqua nel mezzo, all’entrata e all’uscita dell’encañada. Con tutto ciò il passaggio del Meñique non sarebbe pericoloso, se il canale fosse rettilineo: invece presenta la forma di una Z, e se gli uomini non fossero pratici, sarebbe facilissimo sbattere contro le pareti laterali, o le pietre del mezzo, nel qual caso si capovolgerebbe il callapo o la balsa, come era successo a una di queste, pochi giorni prima, nel recarsi al Miguilla.”

Continua a leggere

Qualcosa di fresco dentro di sé

Aiutato dal dondolio del callapo Luigi si assopì leggermente e, mentre la sua corteccia cerebrale gli rimandava le immagini delle cime innevate delle Ande e dell’infinita distesa orizzontale dell’Isla Inkawasi, venne svegliato da un forte vento e dalle voci concitate dei neofitos che, dopo aver passato indenni attraverso una piccola rapida, attraccavano sulla sponda sinistra, al riparo di un colle, quasi a picco sulla sabbia.
“Cessato il vento verso sera, i neofitos rizzarono la tenda e attesero a preparare la loro cena consistente in banane arrostite e pesce, piatti di tutti i giorni, con l’aggiunta speciale del cerbiatto. Il luogo ove ci trovavamo era chiuso da colli alti, e l’orizzonte assai limitato… Dopo cena gli Indiani pregarono e si coricarono e io li imitai sul letto di foglie che mi avevano preparato sotto la tenda”.

Continua a leggere

Centro Culturale S. Antonio delle Fontanelle | Contrà Busa, 4 - 36062 Fontanelle di Conco (VI) | Tel: +39 0424 427098 | Email: info@priamoedit.it | Mappa del sito | Privacy policy