Le idee del (mio) mondo

Era una di quelle notti in cui si può credere a tutto. Una di quelle notti in cui il mondo nascosto può divenire materia evidente.
Dormiva. La brezza estiva oltrepassava il riquadro della finestra, portandole la luce fluida delle stelle, che le asciugava via dal viso l’odore morbido e rassicurante della crema.
All’improvviso aprì gli occhi, doveva aver dormito solo pochi minuti. Ma di uno strano sonno profondo. Tutto era buio nella stanza e oltre la finestra. Come in una caverna.
Nell’oscurità mise a fuoco due piccole fonti di luce. Verdi. Occhi.

Alzò il busto. Con vigore. Con il fiato corto non dalla paura. Bagliore dopo bagliore un’eterea figura umana cominciò a delinearsi: le labbra, le spalle, le mani, le gambe. All’unisono, il sangue di lei cominciò a scorrere più caldo, assorbendo osmoticamente la linfa emanata da quell’uomo celeste: dalle gambe, alle mani, alle spalle, alle labbra, agli occhi. Azzurri. Con i quali vide le proprie mani farsi composte da miliardi di minuscole stelle.
Ora, entrambi i corpi pulsavano di luce. Sempre più rapidamente. E fluidamente cominciarono a gravitare in circolo l’uno verso l’altra, con respiro sempre più profondo, con moto sempre più veloce. Si sentivano: rumori d’attrito nell’aria. Riempita di vapore. Di umore. Si vedevano: più rapidi, più vicini da toccarsi i corpi che andavano perdendo i loro confini in un amalgama di stelle. Calda. Compressa. Un’esplosione. Che ricadde, esausta, in polvere cosmica. Verde e azzurra. Per sempre fusa.

(Federica Chinaglia)

 

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