Il Momento Più Spaventoso Della Mia Vita

[Insegno Italian Writing Workshop a Florida Atlantic University. Ogni settimana, studenti che stanno imparando la nostra lingua scrivono su argomenti da me proposti e poi discutono in classe, sempre in Italiano, i pezzi dei compagni. Da oggi, grazie a Priamo, propongo alcuni dei lavori più significativi. Iniziamo con Sasha Passadore. Sasha ha 15 anni ed è nato negli Stati Uniti da genitori milanesi. Oltre alla scuola superiore, frequenta questo corso universitario, al fine di mettere in cascina i primi crediti per quando sarà uno studente universitario a tempo pieno. Gli altri due protagonisti di questa storia vera e angosciante sono suoi coetanei].
– Emanuele Pettener

 

Il Momento Più Spaventoso Della Mia Vita

Era una bella mattina con il cielo di un azzurro che sembrava fosse programmato per brillare più del sole. Ero a casa di uno dei miei amici e c’eravamo appena svegliati. Quando ci ripenso, era una mattina bella e normale, troppo normale. Eravamo in tre, Elliot, Adam ed io, tutti ospiti nella bella casa di Adam. Elliot ed io siamo scesi dalle scale per andare al primo piano della casa, in camera di Adam. Adam, sempre un po’ pigro, stava ancora dormendo e, come splendidi amici, io ed Elliot abbiamo deciso di dargli fastidio per svegliarlo. La madre di Adam ci ha interrotti per dirci che andava a fare shopping e che sarebbe tornata dopo qualche ora. Dopo un paio di prove, siamo riusciti a svegliare un Adam che non sembrava così contento d’essere svegliato, ma non importava perché eravamo tre maschietti in una bella giornata floridiana e c’era tanto da fare.
Eravamo pronti per una giornata piena di divertimento e attività. Ma prima di tutto questo, dovevamo fare la colazione. Quella colazione, piena di risate, stava per diventare la colazione che non ci dimenticheremo mai. Ho preso la scatola di Honey Nut Cheerios e ho rovesciato tutti i cereali sul tavolo: questo piccolo errore ci ha fatto ridere come iene impazzite. Sembrava sarebbe stata una giornata indimenticabile, e certamente lo diventò. Adam, campione a mangiare la colazione veloce, disse, “Vado in camera, chiamatemi quando avete finito.” Io avevo quasi finito mentre Elliot aveva ancora più di metà della sua ciotola e abbiamo tutte e due risposto “OK.” Non potevamo immaginare che in quel momento Adam si stava incamminando verso la sua morte.
Avevo finito la colazione e mi sono accorto che avevamo lasciato Adam tutto da solo per quasi dieci minuti e sono andato a chiamarlo. Quando sono arrivato in camera sua, Adam era steso sul letto e sembrava che stesse dormendo. Stava facendo strani rumori. Sono andato a prendere Elliot. Pensavamo Adam stesse scherzando, allora abbiamo cominciato a pizzicarlo per farlo muovere: non si muoveva.
Io e Elliot, adesso po’ nel panico, spingevamo Adam dicendo, “Smettila, non è buffo.” Ma non ricevevamo risposte da Adam. E poi abbiamo visto la faccia di Adam, viola, e i suoi piedi, bianchi come ghiaccio, e abbiamo capito che stava succedendo qualcosa di molto brutto: Adam non stava respirando. Io ho subito chiamato la madre di Adam mentre Elliot chiamava il 911. È arrivata la madre di Adam mentre facevamo il massaggio cardiaco con la respirazione bocca a bocca seguendo le indicazioni dell’agente di polizia al telefono. Dopo 6 minuti di prove fallite, sono arrivati i medici dell’ambulanza. La casa è stata invasa da poliziotti e paramedici. C’era un viavai di estranei. In lontananza si sentiva il rumore del defibrillatore che cercava in vano di risuscitare il mio migliore amico. In mezzo alla sala c’era la mamma di Adam che pregava inginocchiata. Il viso coperto da lacrime. Io e Elliot, tutte due in stato di shock, siamo stati interrogati dalla polizia. Appena ho potuto, ho chiamato la mia mamma che è venuta a prenderci. Dopo un po’ abbiamo capito che Adam aveva sofferto un arresto cardiaco e non sapevamo cosa sarebbe successo.
Erano passati un paio di giorni da quell’episodio di terrore ed abbiamo ricevuto un messaggio dai genitori di Adam che ci dicevano che era stabile e che era vivo grazie a noi. Adam, che di solito stava a casa da solo, doveva essere tutto solo anche quel giorno, e se non ci fossimo stati io e Elliot sarebbe probabilmente morto. Adesso, tutto è ritornato alla normalità e siamo tutti ancora amici. Adam ha un defibrillatore permanente, ma sta benissimo. Per fortuna il destino ha voluto lasciarmi il mio carissimo amico.

Comment

  • Mio nipote! Troppo bravo a descrivere un momento così drammatico che, pur rilevando un’emozione fortissima, rimane lucido e coraggioso nell’affrontare la particolare delicatezza del caso.
    Bravo! Da scrittore adulto e navigato. Ed ha solo quindici anni!

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