Festa di sensi

“L’uomo è la sola creatura che rifiuti di essere ciò che è…”

Quando leggo Emanuele Pettener – d’ora in poi “Ema” -, oltre alle risate e ad alcune smorfie – che dopo forse spiego -, non posso non pensare alla frase di Camus con cui ho esordito presentandolo in una delle tante “uscite arancioni”.
Ritengo – e ne escono discussioni appassionate tra noi – che i suoi libri siano stratificati; si badi bene, non complicati, anzi: la sensazione è che la trama sia molto strutturata, pensata, chiara. La stratificazione riguarda l’universalità di alcuni personaggi, che sono quasi caricaturali, e spesso comici, e che abitano con spavalda goffaggine, tic, difetti, paradossi; tanto risibili, quanto appartenenti inesorabilmente al genere umano tutto.
I luoghi in cui ambienta il romanzo – come anche il precedente Proust per bagnanti -, sono un tripudio di colori, di odori, una festa dei sensi che inebria, obnubila, affascina.
Ci sono personaggi famosi morti – cito a memoria: Jim Morrison, Dean Martin, Elvis e altri ancora -, quanto mai vitali; e poi vecchi imbellettati, loschi figuri sotto il sole tropicale, e soprattutto i personaggi cardine del libro, che ciascuno a suo modo, completano un universo improbabile e quanto mai verosimile, di disumana umanità.
Ema ci tiene però a sottolineare di non ricorrere mai alla satira, nei cui confronti ha una sorta di repulsione; sostiene di essere animato dal sorriso, dal gusto della commedia, dalla passione per i fumetti: dall’ironia, dall’umorismo. E soprattutto da una sorta di compassione nei confronti delle debolezze, dei difetti; della tenerezza che prova per le imperfezioni, per nascondere le quali, quasi sprechiamo l’intera vita.

Ma quando parli dei corsi di scrittura creativa che illudono di sopperire al talento?
Quando sciorini con scientifica e ridanciana efficacia antropologica la lista dei leccaculi?
Ema, rassegnati.
La tua scrittura è comica, ma non elude la piccola tragedia che siamo.
Il divertirti con le parole, con i protagonisti, con il linguaggio, non rinunciano a considerare la regola aurea secondo cui “il gioco è una cosa seria”.
Insomma, Ema, benché tu non voglia e nasconda la complessità con una battuta, abbiamo ragione io e Camus!

(di Cristiano Dorigo)

Emanuele Pettener, Arancio, Priamo-Meligrana 2014.

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