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Diario greco 5

Poi, di colpo, il viaggio. La ricerca di un’origine, di una matrice identitaria, di una mappa. Un altrove che sembra alludere a un oltre. Una soglia, un percorso iniziatico, uno spazio liminare.
“Dalla pianura la strada sale con ampie curve verso le colline nell’ampia valle dell’Alfeo, sempre più su verso Olimpia. Si arriva all’improvviso e il cartello stradale, nel chiaro corsivo dorico, evoca lontane storie e mitici eroi del passato.
Mi risveglio da un torpore strano, incontenibile. Seguo i turisti, tanto per darmi un contegno, e mi ritrovo inaspettatamente tra le colonne ioniche del Ginnasio con un biglietto in mano e un libro aperto davanti.
Ho un groppo alla gola e guardo lontano, forse oltre il tempo, senza fissare un punto preciso. Il tempio di Zeus, il periptero esastilo, le colonne in calcare conchiglifero e i marmi pentelici, le metope della peristasi, l’acroterio centrale del frontone…
E il groppo non passa. Così la fantasia vola verso spazi infiniti.
Nel museo, seduto davanti a quello che rimane dei due frontoni composti sulle pareti nella posizione originale, seguo idealmente la linea continua fra i pezzi mancanti, la perfezione della composizione, del nudo. E mi sento un microbo e il groppo non passa ancora.
Seguo la scena epica del racconto: i preparativi della corsa con i carri, Enomao e Pelope, la centauromachia sotto lo sguardo severo di Apollo, Teseo, Piritoo, i Làpiti, le metope con le fatiche di Eracle.
C’è qualcosa di vivo e di eterno nelle forme umane scolpite nel marmo di Paro. La fissità ieratica del mito, verità e fantastiche invenzioni che sfidano il tempo e restano vive a distanza di secoli.
Nella sala vicino si può vedere tutt’altro. Certe forme perdono la purezza e la forza, i nudi si addolciscono in sembianze più umane. L’Hermès di Prassitele si avvicina alla perfezione. C’è grazia, c’è leggerezza.
E intanto le ore passano con la velocità di un pensiero e mezzogiorno è già passato da più di un’ora.
Il mio compagno d’avventura è preoccupato per la mia insensibilità alla fame e alla sete… il sintomo è strano, ma il tempo qui a Olimpia è qualche cosa di incredibile.
Seduto sui gradini dell’Heraion, all’ombra calda e afosa del pomeriggio, guardo verso l’ingresso dello stadio, il Kriptie.
È facile dire: l’onda ricordi, lo spirito di Olimpia, gli eroi, le corone di alloro… imparare la storia così, nei luoghi dove questi fatti ebbero vita, diventa vivo, indimenticabile. È un’avventura meravigliosa, comincio a rendermene conto.”

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