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Diario greco 2

Marcello mi aveva parlato varie volte di un documento ciclostilato trovato per puro caso in una vecchia soffitta. Una specie di diario — un testo “non ordinario” che considerava quasi una mappa perché “parla di visioni, di percezione…” — tenuto durante un viaggio in Grecia “andata e ritorno, con fermate facoltative in luoghi normali, strani o fuori mano, ma sempre forniti di ombrose taverne…”
Mi raccontò come all’inizio non ci avesse fatto caso. Non aveva capito che questo testo era di Franco Asprea. Proprio di quell’Asprea che aveva avuto modo di incontrare diversi anni prima.
Appena ebbi modo di sfogliare di persona il ciclostilato fui colpito anch’io dalla prosa davvero brillante, ma fui attirato soprattutto da alcune espressioni colorite che introducevano aspetti storici poco conosciuti. Si parlava sì di Grecia antica e si descrivevano luoghi mitici della classicità, ma allo stesso tempo ci si riferiva — e lo si faceva in modo alquanto singolare — all’occupazione greca da parte italiana negli anni 1941-1943, guerra definita come “assurda e vile”.
Asprea era stato a combattere in Grecia in quegli anni e non ne era di certo fiero (“si partiva quasi per l’ignoto, i giornali dicevano che si doveva andare a rompere le reni a qualcuno, ma un buon terzo di chi partiva non leggeva i giornali, gli altri due terzi erano analfabeti, e chi sapeva quasi tutto se ne stava appartato e solo nel tabernacolo dell’alloggio ufficiali…”).

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