Cursus Publicus

Il Cursus Publicus permise di far circolare messaggeri e notizie e sopravvisse all’impero per qualche tempo in occidente (in oriente l’uso si protrasse fino all’epoca di Giustiniano, in particolar modo nelle province orientali, lungo la frontiera persiana), ma poi cadde in disuso, ma non proprio del tutto.
L’imperatore Augusto fece costruire strutture e strade mettendo le basi della moderna posta.
Al tempo dei Romani ci si scriveva epistulae oppure litterae. Le lettere erano il mezzo di comunicazione ideale per i commercianti in viaggio, per i militari, per i magistrati in servizio nelle province. Con parenti e amici si comunicava invece con litterae amicales e si scrivevano lettere d’amore, augurio, congratulazione, litterae consolationes.
Le epistolae le scriveva a mano un preposto alla corrispondenza imperiale (il cosiddetto servus ab epistulis latinis o ad epistulis graecis) usando uno stile codificato e delle formule convenzionali. In apertura, allo stesso modo di un’intestazione, si scrivevano il nome del mittente e il nome del destinatario con i saluti e delle sigle come “s.” “salutem”, “s.d.”, “salutem dicit”, “s.p.d.”, “salutem plurimam dicit”.
Per il commiato si ricorreva ad altre formule quali “cura ut valeas”, “fac valeas”, “vale”, “valete”, ovvero “vedi di star bene”, “stammi bene” o “state bene”.
La lettera si chiudeva quindi con l’indicazione del momento e del luogo di consegna al tabellarius con l’espressione tipica “data”, cioè consegnata, recapitata. Infine, dopo la data, si metteva il giorno e il mese, ma non l’anno.

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