Circondati dal mistero della vita e della morte

Attraverso un varco fra gli alberi, Luigi poteva vedere, lontano sotto di sé, la valle in cui scorreva il fiume. Le montagne sembravano fondersi, al tramonto, in una nebbia rosea e trasparente da cui giungeva un rumore sordo, come un mare.
“Durante il giorno, vidi una lontra nel fiume.
Arrivammo alle 5 pom. circa alla seconda grande rapida, detta di S. Fernando, tutta seminata, come la Ciaria, di grosse pietre, benché sia meno pericolosa. Ormeggiammo sulla destra, e si scaricò per rifare l’operazione già fatta alla prima. Qui dunque passammo un piccolo torrente dalle acque cristalline, chiamato San Fernando (e non è facile passarlo senza cadere, perché le pietre son tutte coperte d’alghe che le rendono sdrucciolevoli), poi si cammina su file di grosse pietre lungo la spiaggia, si passa per un sentiero un breve tratto di bosco e si arriva a una angusta sponda, sulla quale fu depositato il carico.
Il callapo, fra le grida degli indiani e il muggito della rapida, passò felicemente, e venne a ormeggiarsi alla spiaggia, ove avevano portato le casse e dove ci preparammo per passare la notte.
Lì il fiume fa un gomito ad angolo retto e subito dopo si presenta un’altra rapida pericolosa, che si vede dalla spiaggetta; fra le due rapide, sulla sinistra, scende nel fiume una roccia a picco, altissima e quasi nuda, che forma uno spigolo ad angolo retto. Sulle poche piante che la coprono schiamazzavano centinaia di pappagalli.
Alla destra, subito dopo la piccola riva arenosa, dove dormimmo, il fiume ha lasciato una sponda più estesa, coperta di grosse pietre e chiusa a semicircolo dai boschi. Il barometro segnava 713.”
Col buio, il fiume si faceva sempre più rumoroso, e Luigi si domandò se l’acqua stesse salendo o se fosse solo a causa dell’oscurità.
“Il 26 ci levammo di buon mattino per passare la seconda rapida, chiamata Sipnà. I neofitos furono a esaminarla da un’isoletta che la domina a destra, ed è posta al di là di un piccolo braccio del fiume, tutto ingombro di pietre e in faccia alla gran roccia a picco. Ritornarono dopo un’ora circa, dicendomi che per la gran quantità di pietre, vicinissime le une alle altre, era impossibile passare la Sipnà col callapo; allora, mentre alcuni si occupavano a disfare il carico e separare le balsas, altri portarono le casse, passando per la riva, tutta ingombra di grosse pietre, e per un altro breve sentiero nel bosco, quasi piano, fino ad una spiaggia arenosa a valle della rapida. Io mi recai colà ad aspettarli; sulla rena erano sparsi molti grossi coleotteri morti. Dopo più di un’ora di attesa, vidi arrivare il callapo fra le grandi ondate della coda della rapida; questa non si poteva scorgere a causa del bosco che avevo passato e che si stende fino al fiume. Avevano superato il punto peggiore colle balsas sciolte, e poi avevano rifatto il callapo. Alle 10 circa ricaricammo e ripartimmo.”
Andavano molto veloci, l’acqua infuriava e Luigi sentiva il callapo fremere sotto di sé. Si alzò in piedi e guardò il fiume. Ne vedeva il volto continuamente replicato, gonfio e minaccioso, e dopo un po’ sentì il suo mormorio farsi più sonoro e crescere fino a un vociare confuso. Sentì la fune strisciare e tendersi, poi il callapo virò con un sonoro cigolio costringendolo a fare due passi avanti per recuperare l’equilibrio.
Siamo circondati dal mistero della vita e della morte, così pensava.
“Era l’ultimo giorno di navigazione sul Bopi, ma fu anche il peggiore, quasiché il fiume, sdegnato di perdersi fra poco nel Beni, avesse voluto accumulare in quest’ultimo tratto, geograficamente breve, ma lunghissimo per le difficoltà materiali, tutte le rapide più pericolose.
La vegetazione in questa plaga è grandiosa, lussureggiante: il fiume corre sempre fra colline boscose, senza spiagge, tutte rivestite di grossi alberi, varie specie di palme curiose che rividi in Covendo, philodendron strani abitati da pappagalli che svolazzano fra i rami.”

continua

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Centro Culturale S. Antonio delle Fontanelle | Contrà Busa, 4 - 36062 Fontanelle di Conco (VI) | Tel: +39 0424 427098 | Email: info@priamoedit.it | Mappa del sito | Privacy policy