Ciò che si è salvato vuole parlare

Caro M.,

sono contenta di aver ricevuto la tua Lettera.
Finalmente possiamo chiudere un ciclo e riaprirne un altro.
Benché illusorio, è un modo di suddividere l’esistenza, ordinarla in tappe, o tutto, troppo, ci franerebbe addosso.
Scopro un linguaggio antico per parlarti, come se fosse già scritto dentro di me.
Non devo fare altro che restituirlo alla luce, riportarlo al presente.
La cancellatura del titolo mi procura grande piacere.
Ti consegna spoglio alla lettura, più vicino all’anima, che cerca incanti.
Perché evochi altri contatti?

Vorresti esaurire frettolosamente, nel solito modo epidermico, ciò che dentro si è mantenuto per anni?
Ripiombare nel silenzio di un tempo incandescente, finché una notte mi svegliai piangente?
Ciò che si è salvato vuole parlare.
Immaginare di venire da te, dopo un vagabondaggio sereno lungo le strade della tua città… lasciando la notte sospesa.
Sono sicura che quanto ci accadde fu solo un anticipo, il bisogno inespresso di altro.

(Michela Gusmeroli)

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