Categoria: Il Blog di Priamo

Impavido

Mentre si trovava a bordo di un’auto della Gestapo, tra le vie di Parigi, con uno sgherro alla sua destra, una alla sua sinistra e un terzo davanti accanto al guidatore, Robert Benoist, stendendo le braccia dietro i due tedeschi, fingendo di concedere loro maggior spazio, riuscì a raggiungere le cinghie di cuoio che permettevano di manovrare le maniglie delle portiere. Mentre l’auto stava imboccando Rue Richelieu, Benoist tirò improvvisamente le due cinghiette e le portiere si spalancarono e i vetri dei finestrini volarono in pezzi; l’autista frenò bruscamente e le due guardie vennero proiettate violentemente in avanti.
Saltando sul corpo di uno dei due tedeschi, Benoist disparve correndo nel mezzo di una folla sorpresa e attonita. Ce l’aveva fatta ancora una volta!

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Per dovunque viaggiassi ero uno straniero

Nanos Valaoritis è nato a Losanna nel 1921. Famiglia greca. Studi giuridici e umanistici ad Atene, Londra, Parigi. Dal 1939 ad oggi, decine di raccolte poetiche, prose e saggi. Teatro. Disegni e pittura. Fondatore di riviste d’avanguardia. È vissuto a lungo a Londra, Parigi, San Francisco; fuoriuscito durante la dittatura dei colonnelli; da diversi anni è tornato a vivere stabilmente ad Atene.
Questo testo inedito è stato letto il 21 marzo 2016 ad Atene per la “giornata della poesia”.
Una scelta di sue poesie in traduzione italiana è pubblicata su «Poesia», 287, novembre 2013.

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Una sorta di pioniere

Stefano (Stephen) Sommier nacque a Firenze, da genitori francesi, nel 1848. Fu botanico, viaggiatore, fotografo, antropologo. Fu soprattutto un uomo mite in continua tensione conoscitiva, un ricercatore sul campo con un punto di vista originale come la sua vita.
Nel 1870 effettuò la prima raccolta botanica sul Monte Argentario e negli anni seguenti estese le sue esplorazioni a gran parte dell’Italia e a diversi luoghi d’Europa.
Nel 1878 intraprese il suo primo viaggio in Scandinavia e si ingegnò a fotografare, incoraggiato dall’amico Paolo Mantegazza, medico ed antropologo di fama internazionale tra i protagonisti del dibattito italiano sull’evoluzionismo.

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La malattia di Rimbaud

Rimbaud soffriva di abilità criptolessica acuta. A lungo andare, un malintenzionato dissacratore potrebbe sostituire acuta con maniacale.
Ditemi che questo dono, o questo disturbo, non esiste e io sono d’accordo.
Però andiamo un po’ a vedere cosa succede nel caso in cui uno ne soffra, o almeno ne sia toccato, paradossalmente illuminato: sofferenza potrebbe non esserci; e anche non trattarsi di malattia, ma di una risorsa straordinaria, di un esempio di abilità assolute.
Non ditemi che stiamo parlando del nulla, o di un caso del tutto astratto, teorico; perché un caso reale, o come lo si voglia chiamare, identificare, un caso almeno c’è. Ed è quello di Arthur Rimbaud.

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Ciò che si è salvato vuole parlare

Caro M.,

sono contenta di aver ricevuto la tua Lettera.
Finalmente possiamo chiudere un ciclo e riaprirne un altro.
Benché illusorio, è un modo di suddividere l’esistenza, ordinarla in tappe, o tutto, troppo, ci franerebbe addosso.
Scopro un linguaggio antico per parlarti, come se fosse già scritto dentro di me.
Non devo fare altro che restituirlo alla luce, riportarlo al presente.
La cancellatura del titolo mi procura grande piacere.
Ti consegna spoglio alla lettura, più vicino all’anima, che cerca incanti.
Perché evochi altri contatti?

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Conversazione con Ramona Corrado

Anni fa, quando vagabondavo tra i blog letterari, rimasi affascinato da una voce, quella di Ramona Corrado. In un mondo che mi avrebbe stancato ben presto a causa del chiasso di troppi io ipertrofici, la voce di Ramona si distingueva per discrezione e gentilezza: come accade solo  alle personalità forti,  sembrava lei non avvertisse alcuna esigenza di ostentare e urlare. Ramona Corrado è autrice di racconti presenti in diverse antologie e riviste, alcuni dei quali hanno vinto premi letterari (fra cui il Premio Antonelli di Castilenti, il Premio San Valentino di Terni, il Premio Le Quattro Porte di Pieve di Cento) e di un romanzo di fantascienza, come vedremo, scritto a 34 mani (!). Mi ha fatto molto piacere scoprire che un editore al quale voglio bene, Giuseppe Meligrana, ha deciso di pubblicare la sua ultima opera, e da qui parte la nostra conversazione.

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