Categoria: Il Blog di Priamo

Il cimitero di Eco

Mi piace un botto che i miei amici mi consiglino dei libri, c’è sempre un piacere sottopelle durante una conversazione a sfondo letterario, ci si sente quasi degli intellettuali, in senso buono, certo, non in senso snob, be’, forse appena un poco, comunque sia ci si sente bene, elevati, privilegiati, si fa parte di una élite, una ristretta élite di quelli che ancora leggono i libri, possibilmente su carta, grazie, e gli e-book? Eh, lì si storce un po’ il naso ma poi si perdona, l’importante è leggere, leggere, leggere e poi, dopo aver letto, scambiarsi le opinioni, i commenti, i consigli – ah, che bella che è una bella discussione letteraria, lasciamo perdere che il più delle volte è anche noiosa, che non si ha mai letto questo o quell’altro, che a volte si fa finta, che non ci si ricorda il titolo, che si annuisce poco convinti di una trama che ci sembra sempre la solita, ma che ci viene presentata di volta in volta come emozionante, commovente, elettrizzante ed ogni altro aggettivo strabiliante che è anche participio presente, quella trama di quel libro di quell’autore che poi hanno fatto anche il film di quel regista con quell’attore ma però il libro è ceeeeeeento volte meglio, ma che scherzi?, neanche il paragone, DEVI LEGGERLO, non si discute e allora che fai? Te lo compri.

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Sì lo ammetto, sono malata… malata! Qualcuno mi aiuti per l’amor del cielo!
E non è per niente facile parlarne, ve lo dico. Primo perché la gente non mi capisce, secondo perché la gente non sa proprio niente in generale, riguardo a questa faccenda. Non voglio offendere nessuno, sia chiaro. Però la malattia di cui soffro richiede una certa preparazione di base.
Provateci voi a capirne qualcosa se non avete mai praticato uno sport chiamato “pattinaggio artistico”. Uno sport che appena inizi a praticarlo pensi che sarà impossibile, che non ce la farai mai a fare un giro su te stessa con i pattini addosso, in movimento, atterrando su un piede solo, anzi su un pattino solo, e a rimanere pure in piedi!

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L’anima pesa 21 instagrams e questo è quanto. Insomma l’altro giorno un mio amico carissimo mi manda via whatsapp un link su una tizia che ha fatto una specie di incantesimo, un rito magico per poter fare un selfie con Ryan Gosling. Cristo, voglio dire: anche a me è piaciuto quel film, sono andato a vederlo due volte, mi è piaciuto tutto, la colonna sonora, i costumi, la scenografia, la coreografia, tutto – ma non è che mi è saltato in testa di andare da un mago per uscire a cena con Emma Stone, o no? Comunque la questione mi è sembrato meritasse una riflessione, allora ho risposto al mio amico con qualcosa tipo: non c’è più religione oggigiorno, ci si vende l’anima per un selfie, dove arriveremo? Gesù! Dopo un paio di minuti vedo che il mio amico non ha ancora risposto, forse pensava che la mia fosse una domanda retorica – e forse lo era, ma buona educazione dice che bisogna sempre rispondere se qualcuno ti chiede qualcosa, giusto? Ma insomma gli riscrivo rincarando la dose: tra un po’ si faranno le sedute spiritiche via skype!

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Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Bruno Dakskobler, autore de La resipiscenza del tacco 12 (Meligrana/Priamo, 2016). Uno che potrebbe raccontarti di cinema e libri per ore, se solo gli piacesse parlare da solo.

Bruno, la tua potrebbe definirsi una commedia aeroportuale, un nuovo genere.  Qual è l’aspetto che più ti affascina di questo microcosmo, che hai vissuto nel quotidiano per diversi anni?

Be’, è un posto impressionante per la quantità e la qualità della gente che ci lavora, una fauna pazzesca! Un piccolo mondo, ci si diverte un sacco – poi purtroppo si lavora pure, ma amen. Ma anche il lavoro, in aeroporto, è particolare, qualunque esso sia: gli aerei e tutto quello che ci gira intorno sono ricchi di fascino e interesse per tanta gente. Così, avendo la fortuna di viverlo ed essendo discretamente grafomane, ho pensato che forse un romanzo ambientato in aeroporto avrebbe venduto milioni di copie e io me ne sarei potuto andare a Tenerife per il resto dei miei giorni, e ciao ciao aeroporto, con te ho chiuso finalmente! Perché poi, bello è bello, ma alla lunga gli daresti fuoco. Gli aeroportuali sono tutti terroristi ante litteram. Comunque mi mancano quasi un milione di copie per arrivare al primo milione. Ma ho più fiducia di arrivare lì che alla pensione.

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Gocce di fuoco

“Se continua così fra un po’ piove”.
Entrava sempre così, colorando la casa con i toni del giallo e dell’arancio, anche in inverno. Quella frase era il tormentone che faceva sempre ridere i suoi figli perché la diceva solo quando fuori pioveva a dirotto, e più era forte la pioggia più c’era gusto.
Giulio aveva sempre vissuto sopra le righe e aveva quella rara capacità di fare della vita un continuo gioco, una sfida, ma nel senso buono del termine. E questa sua capacità, che neanche si rendeva conto di avere, lo aveva portato ad essere conosciuto da un sacco di gente, stimato nel suo lavoro, cercato da tutti e adorato dalla sua famiglia.
Il giorno in cui incontrò Adriana era ad un colloquio di lavoro, per fare l’operaio in un maglificio. Il titolare gli stava mostrando la fabbrica quando si videro e in un solo momento, tra macchine, lamiere e rumori grigi unirono per sempre i loro cuori.

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Conversazione con Chiara Mazzucchelli

Chiara Mazzucchelli è docente di lingua e letteratura italiana presso la University of Central Florida di Orlando. Si occupa di letteratura italiana dell’emigrazione e studi italoamericani e ha pubblicato “The Heart and The Island: A Critical Study of Sicilian American Literature” (SUNY Press, 2015). Dal 2009, è anche Editor della rivista accademica Voices in Italian Americana-VIA.

Lei dirige una delle principali riviste dedicate agli studi e alla narrativa italoamericani. Quali sono le soddisfazioni e le difficoltà maggiori di questo lavoro?

Voices in Italian Americana è una rivista letteraria a cadenza semestrale dedicata agli studi sulla letteratura e cultura italoamericana fondata nel 1990 da Fred Gardaphé, Paolo Giordano e Anthony Tamburri. Da più di venticinque anni, VIA pubblica saggi critici, racconti, poesie e recensioni di studiosi già affermati nel campo e di esordienti inediti e promettenti. Io mi sono affiancata ai “padri fondatori” in qualità di editor nel 2009 e ci avvaliamo di un gruppo di preziosi collaboratori quali Deborah Starewich (assistente editoriale), Fred Misurella (editor della sezione recensioni) e Peter Covino (editor della sezione poesia). Lavorare per una rivista come VIA, che da un quarto di secolo è specchio e prisma degli studi sulla diaspora italiana in Nord America, è un’esperienza davvero unica perché si ha la possibilità di entrare in contatto diretto con studiosi di tutto il mondo, non solo del campo degli studi italoamericani, ma anche di altre discipline connesse. Lo scambio di conoscenze e competenze che ne risulta è assolutamente straordinario e mi permette di conoscere e seguire in anteprima le nuove tendenze della critica e della teoria letteraria e di offrire a scrittori emergenti la possibilità di raccontarsi.

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