Categoria: Il Blog di Priamo

Treno vista mare

Il treno corre senza fretta parallelo al mare, due linee equidistanti che a tratti si avvicinano assecondando le irregolari insenature di questo, o le leggere curve disegnate da quello. Come attraverso uno zoom che ingrandisce l’obiettivo e poi si allontana al ritmo alterno di tale avvicendamento, lo sguardo oltrepassa il finestrino e si adagia sull’argentina superficie del mare mattutino, immobile specchio che duplica i raggi del sole già alto nel cielo terso solo ai bordi contornato da geometrici filamenti nuvolosi rossicci.

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Algebra lunare

Osservo il cielo serale dal finestrino dell’autobus. La luna è a mezz’altezza, a circa un’ora dallo zenith. La sua circonferenza è smussata sul bordo in alto a destra in modo leggero ma distintamente percettibile, riempita da un deciso giallo arancio che la fa assomigliare a un melone cui è stata tolta la buccia lasciando la polpa ancora intatta. I suoi crateri, visibili come piccole macchie in ordine sparso, sembrano i semi dei meloni tagliati a metà, quando la polpa si sbriciola facendoli affiorare attraverso le sue crepe.

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Dipanare una vita in un racconto…

Scrivere è un modo per raccontare confini che non sono mai stati raccontati e per parlare a più persone contemporaneamente.
Se vogliamo intendere la memoria come una sorta di riscrittura della realtà possiamo anche dipanare una vita in un racconto di una trentina di pagine. Descrivendo ciò che vediamo per quello che è, accettandolo nella sua bellezza contraddittoria e senza volerci erigere a giudici di tutto.
MC

L’amore al tempo di Whatsapp

Vedo il suo profilo WhatsApp retrocedere nell’elenco dei contatti recenti a mano a mano che le nuove chat si aggiungono alla lista, facendo scivolare inesorabilmente in basso il suo nome. È questo il metro che misura la distanza tra noi.
Pigio con l’indice il cerchietto sullo schermo che delimita il suo profilo, è la sola carezza che mi è concessa. Aperta la chat, l’orario dell’ultimo accesso che compare sotto al suo nome è l’indizio che resta della sua vita, adesso che non ci sentiamo più. D’improvviso è online: la sento d’un colpo più vicina e mi sobbalza il cuore, quasi si fosse accorta della mia presenza. La vedo davanti a me oltre le sbarre di un cancello chiuso a chiave crittografica che ci separa, io da una parte e lei dall’altra. Il mio dito, che prima era appoggiato sullo schermo, ora si distende come a oltrepassarlo per sfiorarla, e inizia a scrivere parole senza senso.

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Il cimitero di Eco

Mi piace un botto che i miei amici mi consiglino dei libri, c’è sempre un piacere sottopelle durante una conversazione a sfondo letterario, ci si sente quasi degli intellettuali, in senso buono, certo, non in senso snob, be’, forse appena un poco, comunque sia ci si sente bene, elevati, privilegiati, si fa parte di una élite, una ristretta élite di quelli che ancora leggono i libri, possibilmente su carta, grazie, e gli e-book? Eh, lì si storce un po’ il naso ma poi si perdona, l’importante è leggere, leggere, leggere e poi, dopo aver letto, scambiarsi le opinioni, i commenti, i consigli – ah, che bella che è una bella discussione letteraria, lasciamo perdere che il più delle volte è anche noiosa, che non si ha mai letto questo o quell’altro, che a volte si fa finta, che non ci si ricorda il titolo, che si annuisce poco convinti di una trama che ci sembra sempre la solita, ma che ci viene presentata di volta in volta come emozionante, commovente, elettrizzante ed ogni altro aggettivo strabiliante che è anche participio presente, quella trama di quel libro di quell’autore che poi hanno fatto anche il film di quel regista con quell’attore ma però il libro è ceeeeeeento volte meglio, ma che scherzi?, neanche il paragone, DEVI LEGGERLO, non si discute e allora che fai? Te lo compri.

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Io, il pattinaggio, Yuzuru e la yuzurite

Sì lo ammetto, sono malata… malata! Qualcuno mi aiuti per l’amor del cielo!
E non è per niente facile parlarne, ve lo dico. Primo perché la gente non mi capisce, secondo perché la gente non sa proprio niente in generale, riguardo a questa faccenda. Non voglio offendere nessuno, sia chiaro. Però la malattia di cui soffro richiede una certa preparazione di base.
Provateci voi a capirne qualcosa se non avete mai praticato uno sport chiamato “pattinaggio artistico”. Uno sport che appena inizi a praticarlo pensi che sarà impossibile, che non ce la farai mai a fare un giro su te stessa con i pattini addosso, in movimento, atterrando su un piede solo, anzi su un pattino solo, e a rimanere pure in piedi!

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