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Categoria: I libri Priamo/Meligrana

Il buco che ho nel cuore ha la tua forma

“There is nothing to writing. All you do is sit down at a typewriter and bleed”, diceva Ernest Hemingway. Scrivere piccole storie non è altro che stillare sangue su una pagina bianca. Sangue tuo, trasfuso da chi ti ha amato, versato in tuo nome, oppure ignoto, che aspetta solo di essere raccontato. Il buco che ho nel cuore ha la tua forma è un collage di cartoline da questo millennio inquieto, popolato da una moltitudine sempre più connessa, dove la tecnologia ha accorciato le distanze fisiche ma non ha colmato quelle emotive tra gli esseri umani. Alieni perfino a se stessi.

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Festa di sensi

“L’uomo è la sola creatura che rifiuti di essere ciò che è…”

Quando leggo Emanuele Pettener – d’ora in poi “Ema” -, oltre alle risate e ad alcune smorfie – che dopo forse spiego -, non posso non pensare alla frase di Camus con cui ho esordito presentandolo in una delle tante “uscite arancioni”.
Ritengo – e ne escono discussioni appassionate tra noi – che i suoi libri siano stratificati; si badi bene, non complicati, anzi: la sensazione è che la trama sia molto strutturata, pensata, chiara. La stratificazione riguarda l’universalità di alcuni personaggi, che sono quasi caricaturali, e spesso comici, e che abitano con spavalda goffaggine, tic, difetti, paradossi; tanto risibili, quanto appartenenti inesorabilmente al genere umano tutto.
I luoghi in cui ambienta il romanzo – come anche il precedente Proust per bagnanti -, sono un tripudio di colori, di odori, una festa dei sensi che inebria, obnubila, affascina.
Ci sono personaggi famosi morti – cito a memoria: Jim Morrison, Dean Martin, Elvis e altri ancora -, quanto mai vitali; e poi vecchi imbellettati, loschi figuri sotto il sole tropicale, e soprattutto i personaggi cardine del libro, che ciascuno a suo modo, completano un universo improbabile e quanto mai verosimile, di disumana umanità.
Ema ci tiene però a sottolineare di non ricorrere mai alla satira, nei cui confronti ha una sorta di repulsione; sostiene di essere animato dal sorriso, dal gusto della commedia, dalla passione per i fumetti: dall’ironia, dall’umorismo. E soprattutto da una sorta di compassione nei confronti delle debolezze, dei difetti; della tenerezza che prova per le imperfezioni, per nascondere le quali, quasi sprechiamo l’intera vita.

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Un fortissimo vento profumato

Giuseppe Meligrana ha voluto stampare in cartaceo Le incompiute smorfie e noi di Priamo ne siamo no contenti, di più.
La scrittura di Vladimir Di Prima ci ha colpito subito, fin dalla prima lettura (Priamo, grazie alla lettura di Emanuele Pettener, ci ha creduto e lo ha voluto pubblicare convinta della sua forza), per la sua freschezza e la sua grazia, le sue fantasie, i suoi colori, le invenzioni verbali, i giochi stilistici, le perfidie, le nubi e gli arcobaleni…
Un fortissimo vento profumato che soffia energico su tutte le pagine, le muove, le agita, le trascina facendole scintillare, fissando con eleganza intrecci e suoni.

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La strana distanza dei nostri abbracci

“Stranamente facevo fatica a parlare d’amore con lei. Se fossi stato libero da me stesso le avrei risposto che sì, che l’amore è potente come una goccia d’acqua. Così innocua che sgretola perfino la roccia, quando batte instancabile. Invece tentai di eclissarmi tra le nebbie astratte di altri secoli.
«Già» dissi. Aggiunsi una banalità: «Nei tempi bui del medioevo l’amore era così urgente… Una via di fuga».
«E se questo medioevo non fosse mai terminato?» Lei insisteva: «In fondo siamo rimaste le stesse creature violente e fragili di mille anni fa. Cambiano i modi di fare, la tecnologia, ma le contraddizioni sono le stesse. Specie qui da noi…»”

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Le Incompiute Smorfie

Con grande soddisfazione Priamo annuncia l’uscita della terza opera edita. Si tratta de Le Incompiute Smorfie di Vladimir Di Prima, un romanzo scintillante affollato di sensazioni, di sentimenti e di conoscenze, un’impagabile foresta di colori e di suoni in cui i minimi elementi rivelano la compattezza di una visione unica.
Secondo Emanuele Pettener, che ne ha curato l’editing, ogni paragrafo di questo romanzo “è un quadro, e per questo non è un romanzo ma una visita al Louvre. Per chi ama la lingua, questo testo è un divertimento pazzesco. Per chi ama la scrittura come vertiginoso gioco di incastri e infinite magie, questo è un testo da cui ci si ispira a da cui si ruba a piene mani. Così è stato per me: mi sento artisticamente rivitalizzato da questo testo, ho voglia di scrivere, ho voglia di condividerlo e urlare: guardate, amici telespettatori!”
Forse per queste stesse ragioni, scrive ancora Pettener, “è un romanzo che probabilmente nessun editore pubblicherebbe oggi – tranne Priamo, il che mi rende doppiamente orgoglioso. Attenzione, però, non perché sia illeggibile come l’Ulisse o richieda pazienza erudita come Proust o abbia una sua pesantezza teutonica come Mann. E’ un testo leggerissimo! E’ divertente! Ma necessita lentezza.

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