Categoria: I libri di Priamo

Ricordati dei fiori

Ricordati dei Fiori è un libro unico nel suo genere, fuori dai consueti schemi narrativi. Il racconto prende spunto da un evento drammatico e personale per poi svilupparsi, andando a toccare temi con cui ognuno di noi deve, prima o poi, fare i conti. L’autobiografismo diventa così il pretesto per raccontare qualcosa di molto più grande e universale. Del resto cosa c’è di più comune e condivisibile se non la perdita definitiva di chi ci è caro? In questo piccolo e denso manuale della vita e della morte si raccontano i mesi che seguono la scomparsa del padre dell’autore.
Giorni e ore costellati da fatica e dolore, ma allo stesso tempo illuminati da intensi e improvvisi lampi di luce, vaghe proiezioni verso il futuro. Perché la vita va avanti e prosegue. Sempre, in ogni caso. Anche di fronte ai lutti più dolorosi e indicibili.
Con la sua scrittura agile e stralunata, a tratti dissacrante, mai banale, Braga ci incalza in un susseguirsi di brevi paragrafi in cui racconta di funerali, burocrazie, visite al cimitero, rapporti familiari con la madre e la piccola figlia. Si rincorrono e accavallano riflessioni – semiserie e spiazzanti – sui legami affettivi e sull’esistenza, irrimediabilmente pervase dal vuoto totalizzante della perdita, che tutto abbraccia e tutto assorbe. Ma l’ironia, il disincanto e la leggerezza sono alla fine gli unici strumenti che, secondo l’autore, ci permettono di guardare oltre, pur senza dimenticare le nostre radici. Sempre in equilibrio sul filo sottile che divide la tragedia dalla commedia, Braga mantiene un registro stilistico lieve, venato d’umorismo e malinconia in egual misura. Così come capita nella vita. E forse, a ben pensarci, anche nella morte.

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Cartoline dal fronte

Le cartoline dal fronte della grande guerra sono una sorta di autobiografia popolare collettiva di forte valenza storica e umana. Frammenti che rievocano immagini e aprono improvvisi scorci di quotidianità.
Leggerle è come immergersi in una ricerca del tempo, del passato. Dentro una memoria involontaria che in un attimo riporta a galla momenti, volti, profumi, istanti di vita finiti chissà dove.
I soldati scrivevano a casa quasi tutti i giorni e raccontavano con poche parole i loro momenti di vita cercando di riallacciare i contatti mentali con il contesto d’origine.
Avevano necessità di comunicare e lo facevano con uno strumento per molti inusuale: la scrittura.
A differenza della lettera, in cui ci si poteva dilungare in descrizioni e racconti, una cartolina consentiva di esprimere malumori o sentimenti e si prestava a essere comunicazione rapida, essenziale. Un segnale diretto e molto efficace. Uno specchio della realtà che consente ancora oggi, forse, di percepire l’inesprimibile. Una testimonianza viva che ci racconta la vita di trincea, l’incombente senso della morte e l’assurdità della guerra.

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La forza delle donne

In Freya e Vera la libertà creativa dell’immaginazione è sorretta da documenti e riferimenti tratti dalle vite di Freya Stark e Vera Brittain. Per l’esattezza si tratta di periodi circoscritti di alcune settimane per Freya e pochi giorni per Vera. Momenti comunque decisivi nella formazione di queste due giovani donne inglesi, partecipi e protagoniste di avvenimenti epocali.
Per ragioni e modi diversi, furono legate all’Italia durante la Prima Guerra Mondiale e da quella drammatica esperienza, per motivi diversi, scaturì la vocazione letteraria che le portò ad essere in seguito importanti e valenti scrittrici.

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Di Moby Dick Salvatore Rosati disse: il carattere dell’opera sembra attirarsi addosso le esercitazioni degli interpreti”. Quella di Bruno Pompili, se è più variazione sul tema che interpretazione, ricade comunque nell’ambito delineato dal compianto anglista, e risente della suggestione, del fascino che la creazione e la creatura di Melville sono venute esercitando con crescente reputazione nel corso di questo secolo.
Qui il punto di vista è rovesciato. Siamo dalla parte dell’animale, osserviamo attraverso i suoi occhi, ne conosciamo le riflessioni e perfino le elucubrazioni, ne sperimentiamo l’incomprensione del comportamento umano: “Mi sono meritata il titolo: crudele. Non capisco esattamente cosa voglia dire”: “Oh, gli uomini! Il mare deve essere per loro come la montagna per me “.

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Massimo Del Pizzo, Contropasso

Scrive Bruno Pompili che “ci sono sempre delle prime cose facili nei racconti di Del Pizzo: un’illusione che può anche durare, per il lettore di superficie”.
Massimo Del Pizzo ha scritto numerosi racconti apparsi in quotidiani, riviste e antologie collettanee.
Se la scrittura deve servire a sfuggire al tedio, alla pesantezza del tempo, al silenzio o al vuoto, Del Pizzo non può di certo essere considerato uno scrittore d’intrattenimento. La sua è una scrittura parola per parola in cui l’inatteso si nasconde in ogni riga…
Contropasso di Massimo Del Pizzo è stato pubblicato nel 1996.

 

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