Mese: giugno 2015

Ieri sera tornando a casa in auto, lungo l’autostrada, ascoltando prima il finale del cd di Rocchi-Maroccolo, e poi le sonate per pianoforte di Brahms eseguite da Gould, ripensavo alla serata, alla mia vita, alla leggerezza, al senso del non senso.
Ero stanco: venerdì sera estivo, ferie da fare, molti progetti in sospeso che danno euforia e che schiacciano col loro peso specifico, in un gioco di continui equilibrismi, mai stabili.

Continua a leggere

A pranzo con Orson

HJ: I francesi conoscevano Quarto potere?

OW: Credevo che a Parigi fosse stato un successone, e invece una volta là scoprii tutto il contrario. Non sapevano chi fossi. Non sapevano cosa fosse il Mercury Theatre, la mia compagnia, e io pensavo di sì, visto che io conoscevo il loro teatro. Mi hanno proprio snobbato. Quarto potere diventò famoso solo più tardi, e molti lo detestarono. Negli Stati Uniti fu capito; in Europa, no. La prima volta che ne sentirono parlare fu quando Jean-Paul Sartre lo demolì. Ci scrisse sopra un papiro di quarantamila parole.

HJ: Be’, magari lo trovò politicamente offensivo; non so.

OW: No. Secondo me lo fece fuori perché fondamentalmente è una commedia.

OW: Lo è. Nel senso classico del termine. Non perché faccia sbellicare dal ridere, ma perché gli elementi tragici sono caricaturali.

HJ: Non ho mai pensato a Quarto potere come a una commedia. È profondamente emozionante.

OW: Certo, ma anche le commedie possono emozionare. La grande epopea di Xanadu ha un lato satirico. E Sartre, che non ha il senso dell’umorismo, non poteva apprezzare.


Continua a leggere

L’animale sbagliato

Prima Bambina: «Dimmi la verità: il lupo è cattivo?»
Primo Bambino: «Dimmi la verità: l’albatro è crudele?»
Altra Bambina:«E i rettili, la iena, il falco, la gru sono buoni?»
Altro Bambino: «Secondo te: il documentario è buono?»
Insieme: «Signore, cosa vuol dire: ottica?»

Se parlo dell’agnello mi faccio coinvolgere dai suoi ricciolini; se parlo del pinguino dico che assomiglia all’uomo, per come cammina; figurati se parlo delle scimmie: sempre a insistere che Darwin aveva ragioni da vendere. … E chi le compra più, le ragioni!
Quando un cucciolo ha fame, è tutto consentito. La volpe, il topo, il gabbiano portano via le uova dal nido del passero, del gabbiano («senti, senti!») e del pinguino. Mangiare è un principio, e solo per l’uomo è un’arte, a sentire certuni.
I felini («buoni loro!») si feriscono la zampa, o prendono una cornata dal bufalo, non possono più cacciare, hanno un mucchio di problemi, e i piccoli chi li cura: possono essere adottati, o anche mangiati dal leone (etc.), proprio lì accanto.

Continua a leggere

Ricordati dei fiori

Ricordati dei Fiori è un libro unico nel suo genere, fuori dai consueti schemi narrativi. Il racconto prende spunto da un evento drammatico e personale per poi svilupparsi, andando a toccare temi con cui ognuno di noi deve, prima o poi, fare i conti. L’autobiografismo diventa così il pretesto per raccontare qualcosa di molto più grande e universale. Del resto cosa c’è di più comune e condivisibile se non la perdita definitiva di chi ci è caro? In questo piccolo e denso manuale della vita e della morte si raccontano i mesi che seguono la scomparsa del padre dell’autore.
Giorni e ore costellati da fatica e dolore, ma allo stesso tempo illuminati da intensi e improvvisi lampi di luce, vaghe proiezioni verso il futuro. Perché la vita va avanti e prosegue. Sempre, in ogni caso. Anche di fronte ai lutti più dolorosi e indicibili.
Con la sua scrittura agile e stralunata, a tratti dissacrante, mai banale, Braga ci incalza in un susseguirsi di brevi paragrafi in cui racconta di funerali, burocrazie, visite al cimitero, rapporti familiari con la madre e la piccola figlia. Si rincorrono e accavallano riflessioni – semiserie e spiazzanti – sui legami affettivi e sull’esistenza, irrimediabilmente pervase dal vuoto totalizzante della perdita, che tutto abbraccia e tutto assorbe. Ma l’ironia, il disincanto e la leggerezza sono alla fine gli unici strumenti che, secondo l’autore, ci permettono di guardare oltre, pur senza dimenticare le nostre radici. Sempre in equilibrio sul filo sottile che divide la tragedia dalla commedia, Braga mantiene un registro stilistico lieve, venato d’umorismo e malinconia in egual misura. Così come capita nella vita. E forse, a ben pensarci, anche nella morte.

Continua a leggere

Cartoline dal fronte

Le cartoline dal fronte della grande guerra sono una sorta di autobiografia popolare collettiva di forte valenza storica e umana. Frammenti che rievocano immagini e aprono improvvisi scorci di quotidianità.
Leggerle è come immergersi in una ricerca del tempo, del passato. Dentro una memoria involontaria che in un attimo riporta a galla momenti, volti, profumi, istanti di vita finiti chissà dove.
I soldati scrivevano a casa quasi tutti i giorni e raccontavano con poche parole i loro momenti di vita cercando di riallacciare i contatti mentali con il contesto d’origine.
Avevano necessità di comunicare e lo facevano con uno strumento per molti inusuale: la scrittura.
A differenza della lettera, in cui ci si poteva dilungare in descrizioni e racconti, una cartolina consentiva di esprimere malumori o sentimenti e si prestava a essere comunicazione rapida, essenziale. Un segnale diretto e molto efficace. Uno specchio della realtà che consente ancora oggi, forse, di percepire l’inesprimibile. Una testimonianza viva che ci racconta la vita di trincea, l’incombente senso della morte e l’assurdità della guerra.

Continua a leggere

Di sicuro in questo caso c’è stata molta scrittura…


Intervista a Giuseppe Braga, autore di Ricordati dei fiori, Priamo Editore.

Dopo nove anni torni alle stampe con questo libro. Emozioni particolari?

Ti dirò. In questo lungo periodo mi sono accadute tali e tante di quelle cose che l’uscita di un libro, pur essendo un testo a cui tengo particolarmente, non può pareggiare. Penso alla nascita di mia figlia e alla morte di mio padre, tanto per restare in tema.

Quindi. Dopo tutto questo tempo, dalle scuole di scrittura e dagli esordienti scrittori di cui ci avevi raccontato nel tuo primo lavoro (“Ma tu lo conosci Joyce?”, Sironi Ed.), passi direttamente a un testo che gravita attorno alla morte di tuo padre e a ciò che è accaduto dopo. Sempre utilizzando un registro leggero, a tratti quasi comico, ma che allo stesso tempo va dritto al bersaglio senza mai girarci troppo intorno. Un bel salto, non trovi?

Il fatto è che io non mi sento un vero scrittore. Io riesco a raccontare solo ciò che mi capita. Certo, a ripensarci, avrei preferito continuare a scrivere di scrittori esordienti e di tutti i cacciaballe di cui è pieno il mondo dell’editoria. E invece m’è toccato scrivere di funerali e cimiteri. Un lato positivo però, tutto sommato ci sta.

Continua a leggere

  • 1
  • 2

Centro Culturale S. Antonio delle Fontanelle | Contrà Busa, 4 - 36062 Fontanelle di Conco (VI) | Tel: +39 0424 427098 | Email: info@priamoedit.it | Mappa del sito | Privacy policy