Mese: aprile 2015

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È passato del tempo, tanto, troppo, mai abbastanza.

Ricordo ogni particolare, anche i dettagli più stupidi, insignificanti, minimali.

Era settembre, New York fremeva di incantesimi vitali, e sembrava pronta ad abbracciarti.

E noi la lasciavamo fare, ricambiandola.
La giornata iniziava con la luce del mattino che entrava sfacciata dalle finestre, appoggiandosi sui miei occhi stanchi, dopo una notte tormentata. Non capivo il tormento; non ce n’era ragione: eppure c’era, sfidando la logica.

Ero in compagnia della felicità, che dormiva beata accanto a me, con la sua schiena nuda, dopo avermi regalato un’altra giornata di gioia.

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Accanimento informativo

Provocato!
Sono obbligato a parlare di attualità.
Posso chiedere perdono in anticipo? Eh no!! Ricordi il Diavolo a Guido da Montefeltro (Inferno, XXVII, 121-123): «Forse tu non pensavi ch’io loico fossi»?
In verità non chiedo perdono, perché non c’è da essere perdonati; c’è solo un poco di occupazione indebita di attenzione.
Perché il limite è stato passato.

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Petunia Jones era addetta alle interviste con le celebrities, tanto da convincersi d’essere una celebrity pure lei. Che dire di Petunia? Aveva una cascata di capelli biondi, sguardi lascivi e bocca carica come una pistola carica fino alla bocca. Il corpo era tutto un fluire di curve, centomila curve, talora sembrava un pitone, specie quando fasciava quella sua carne con lunghi vestiti aderentissimi e colorati, con spacchi inguinali come spaccature della crosta terrestre, squarci terrificanti che aprivano inferni di delizie, peccati, dannazione eterna. Esibiva un’amoralità ostentata, tutto era malizia in lei, il rimmel a renderle gli occhi ancor più aggressivi, quell’infilarsi le mani fra i capelli come se le stesse infilando nei pantaloni di un uomo, il seno minaccioso, i capezzoli rosei e duri che lasciava ammirare chinandosi appositamente sulla tua scrivania, col pretesto di far domande e ottener risposte, quasi avesse sempre bisogno di metter le tette in chiaro. Non credo fosse un’esibizionista nel senso patologico del termine, o una ninfomane. Sembrava aver bisogno d’imporre il suo potere sessuale sugli uomini, di sedurli, ammansirli, e piegarli alla propria volontà – perché potessero diventare suoi alleati, o comunque non nemici, nell’unica cosa che le interessava: la carriera.

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