Mese: Dicembre 2014

Non chiedere perdono

Non posso chiedere perdono perché il mio peso di rimorso lo voglio sentire: nel cibo, nel sonno, nelle parole, negli affetti, nella memoria; deve impedirmi di vivere bene.
La sterile volontà di chiedere perdono, finché dura (se mai ci sarà dimenticanza), tiene viva l’intera colpa senza vero confine di tempo; in tanto ne simula la ripetizione.
I testimoni a carico sono del tutto inutili – li considero perfino immorali – per quanto mi riguarda; ma non vorrei che svanissero, perché permangono a segnalare vergogna. Tuttavia, e tuttavia, mi so punire da solo, e la vergogna di fronte a chi mi può rimproverare è un sottile insopportabile sguardo. Va al di là della punizione e della sua misura.
I limiti innalzati dal tempo mi aiutano in ogni caso; qualche involontaria notte di miglior sonno è, con inganno personale, benvenuta.
Esco da me e dal mio sogno, e allora il pensiero si dilata, e certo non migliora. Guardo e sono scontento. Una voce mi dice che questo non interessa nessuno; ma non ne ho gran pace: non c’è ragione. Però continuo a guardare, perché me ne do il diritto; poco conta se qualcuno ascolta o se non c’è proprio.
È anche sera, e puoi guardare meglio, avendo scontato un’altra giornata. È così.

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