Mese: dicembre 2014

È in ritardo, come sempre, unica certezza della sua vita incerta.
Chiude il portoncino con quattro mandate, con un automatismo robotico.
Scende i gradini tre alla volta e correndo la incontra lungo le scale.
La riconosce subito, uguale all’immagine che coltiva nei ricordi, con dieci anni in più, ben distribuiti, nonostante la curva della loro età sia ormai parabola discendente. Sono due bei quarantenni, e quasi nulla gli sembra cambiato in lei.
Subito, l’impatto della sua presenza, nei suoi circuiti neuronali.
Pensa a tutto quello che sa, e sa che tutto quello che pensa non vale niente, appena più di poco, forse nemmeno quel poco e quel niente.
Quello che sa, che pensa, è relativizzato dalla circolazione sanguigna, dal caos delle cellule che corrono qua e là, su e giù, come non avesse più semafori a dirigere il traffico interiore, sempre controllato e pacato.

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Morte di un amico

Oggi ho saputo della morte di un amico.

Non sapevo se scriverne, ma scrivere è la mia vita; forse sbaglio, ma anche sbagliare è la mia vita.
Nella prima frase ci sono due parole fondamentali nella vita: morte e amico.

In questo momento mi stavo chiedendo se eravamo davvero amici: ci conoscevamo da quarant’anni, avevamo frequentato le scuole medie insieme, ne avevamo combinate tante. Poi la vita a fasi alterne ci aveva fatti incontrare, più spesso ci aveva allontanati. 
Il percorso di una vita non è mai lineare; curve, salite e discese, fuori rotta, soste forzate.

Negli ultimi anni, dopo decenni distanti, ci eravamo ritrovati: era diventato presidente di una associazione che si occupava di minori tossicodipendenti: una grande struttura che ospitava diversi ragazzi con formula residenziale e diurna.

Mi ero così associato, partecipando una volta all’anno all’assemblea dei soci per approvare il bilancio.

Lui era molto impegnato, io sono molto impegnato.

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Emilio all’Einaudi

Venerdì 5 dicembre 2014 alla libreria Einaudi di Venezia, abbiamo presentato L’anarchico Emilio.
Ehi, un Priamo editore da Einaudi? Ma siamo sicuri?
A volte succede.
Su invito di Sofia, la libraia, e con la presenza di Vincenzo, l’altro libraio che l’affianca da un tempo che per quanto mi riguarda è sempre: due corpi e due anime che animano quello che è uno dei pochi residuati coraggiosi – categoria da proteggere -, che fa della Venezia dei lettori, una città in cui i libri hanno ancora un senso. Nel non senso che permea, talvolta, le non esistenze che caratterizzano l’era moderna, un non primato (le virtù antiche, a lunga conservazione, offrono dimensioni che vale ancora la pena di frequentare).

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Eleonora Molisani

Eleonora Molisani, giornalista professionista, è caposervizio attualità del settimanale Tu Style di Mondadori. Collabora con il portale di pop-publishing Scrivo.me di Mondadori e con il webmagazine Il Calibro. Online ha fondato la community Natural Born Readers&Writers e il newsmagazine News-tweet.
Collabora, come docente di giornalismo multimediale, con la Scuola di comunicazione Mohole di Milano.

“There is nothing to writing. All you do is sit down at a typewriter and bleed”, diceva Ernest Hemingway. Scrivere piccole storie non è altro che stillare sangue su una pagina bianca. Sangue tuo, trasfuso da chi ti ha amato, versato in tuo nome, oppure ignoto, che aspetta solo di essere raccontato. Il buco che ho nel cuore ha la tua forma è un collage di cartoline da questo millennio inquieto, popolato da una moltitudine sempre più connessa, dove la tecnologia ha accorciato le distanze fisiche ma non ha colmato quelle emotive tra gli esseri umani. Alieni perfino a se stessi.

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Venerdì sera, fine novembre, piove.
Arriviamo dopo una sosta in autogrill dove la barista – bella di una bellezza acerba, bionda senza averne l’aria – ci guarda, ci chiede “artisti?”, e scoppia a ridere con una risata fragorosa che contagia tutti, noi compresi. In compenso, scappiamo senza aver pagato il conto, dicendo che sarebbe passato il nostro manager – lo stesso di Jerry Scotti – a saldare, appena uscito dal bagno.
Piove, e noi facciamo all’autogrill il segno dell’ombrello.

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