Mese: ottobre 2013

MariaEravamo tanto giovani! Le più giovani avevano sui sedici anni, le più vecchie sui venticinque-ventisei. Eravamo tutte entusiaste, lo facevamo perché sapevamo che era un nostro dovere, ci rendevamo conto di fare qualcosa di importante. E poi qualcuna di noi aveva il fidanzato in trincea, altre il marito, altre i fratelli. Lo si faceva per loro e per i compagni che soffrivano assieme a loro. C’era una grande solidarietà fra tutti noi.

In tutto eravamo centoquarantaquattro donne e ragazze addette al rifornimento del fronte. Solo noi potevamo portare il cibo e le munizioni lassù; gli uomini rimasti erano gli anziani e i malati, che cosa si poteva aspettare da loro? Solo noi, abituate da sempre alla fatica, potevamo caricarci sulle spalle le nostre gerle, per portarle lassù lungo quei piccoli sentieri dove passano solo le gambe.

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“Stranamente facevo fatica a parlare d’amore con lei. Se fossi stato libero da me stesso le avrei risposto che sì, che l’amore è potente come una goccia d’acqua. Così innocua che sgretola perfino la roccia, quando batte instancabile. Invece tentai di eclissarmi tra le nebbie astratte di altri secoli.
«Già» dissi. Aggiunsi una banalità: «Nei tempi bui del medioevo l’amore era così urgente… Una via di fuga».
«E se questo medioevo non fosse mai terminato?» Lei insisteva: «In fondo siamo rimaste le stesse creature violente e fragili di mille anni fa. Cambiano i modi di fare, la tecnologia, ma le contraddizioni sono le stesse. Specie qui da noi…»”

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O.G.M. in letteratura

Mi guardo sullo schermo che mi specchia, mi leggo, e non mi sono piaciuto. Qualcuno elabori un’altra scrittura, e la consumerò.
Confidenza d’Artista

Adesso dobbiamo guardare meglio, per sapere cosa e come leggiamo. Non dirò che c’è del male, o del veleno, dei rischi o delle pene. In un territorio di fatto senza leggi (eccetto il mercato) come si stabilirebbe mai una pena; e di base, e per scelta, la letteratura (l’arte) è il luogo primo della libertà.

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Roberto Masiero

Roberto Masiero è nato e cresciuto a Bolzano, ma risiede da molti anni nei dintorni di Treviso. Si definisce volentieri autore dalle radici aeree, per sottrarsi alle classificazioni.
Scrive preferibilmente narrativa con qualche fuga necessaria nella poesia. Sue pubblicazioni e recensioni compaiono in diverse riviste ed antologie.

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L’Opera Omnia di Ellery Queen

Me ne stavo a vagare fra i tavolini all’aperto di un caffé a Delray Beach, riflettendo sulla vanità del genere umano, quando all’improvviso ti vedo questa enorme negra, vestita di porpora e arancio, che legge un minuscolo libriccino giallo. Ah, fossi nato pittore!
(Non dico Raffaello o Mantegna, anche un pittorucolo di seconda serie, un lituano minore del secolo scorso –  titolerei il quadro: “Cicciona nera con giallo.”)

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M

Il treno arrivò alla stazione di M quando ormai era già buio.
Di pomeriggio avevamo attraversato la pianura, visto villaggi nascosti dalla nebbia, campanili silenziosi, uomini a cavallo. I cavalli erano piccoli, con il pelo chiaro. Gli uomini li cavalcavano stando curvi in avanti, quasi sdraiati sul collo delle bestie. Si facevano guidare dai cavalli e tenevano gli occhi verso il basso, come se cercassero qualcosa di prezioso, di importante, che dovevano trovare ad ogni costo per evitare una condanna da scontare in un luogo peggiore di quello, più freddo e gelato, dove la neve sarebbe stata così alta che di loro, e anche dei cavalli, si sarebbe intravista soltanto la testa mentre avanzavano lungo la pianura, lentamente, scavando sentieri profondi a furia di zoccoli e fiato pesante.

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