Mese: giugno 2013

1. La “letteratura” italiana contemporanea si è tarpata le ali o, se si preferisce, ha strappato le proprie radici. In altre parole ha, con poche eccezioni, abdicato al problema della forma, con il risultato inevitabile di condannarsi a morte.
“Cos’è accaduto? Perché il romanziere italiano contemporaneo… ha rinunciato alla continuità con se stesso, con la sua stessa letterarietà e i suoi fondamenti? Perché scrive in «una specie di inglese», quello astrattamente parlato in tutti gli aeroporti del mondo?”
Giorgio Ficara non è l’unico a porsi il quesito. E non è un problema da poco.
Infatti non si dà stile, senza forma, essendo lo stile, per l’appunto, l’elaborazione originale di una forma.
Eppure l’edificio linguistico non è crollato, il buon italiano è ancora vivo, ad onta del disprezzo mostrato nei suoi confronti da tanti sedicenti scrittori. È merito di valenti giornalisti e, soprattutto, dei traduttori. Infatti, che piaccia o meno, il traduttore letterario svolge oggi in Italia una funzione infralinguistica accanto a quella interlinguistica. Oltre a fare da balia agli scrittori di consumo che adoperano, magari inconsapevolmente, il “traduttese” – ovvero l’italiano neutro ancorché corretto dal punto di vista grammaticale e sintattico, cui si deve ricorrere per volgere nella nostra lingua la prosa dei best selling but bad writing authors (nel campo dei gialli o noir il fenomeno è addirittura esilarante) – il traduttore ha di fatto assunto il ruolo ben più gravoso ed essenziale di custode della tradizione letteraria, così come è andata evolvendo dal Dolce Stil Novo a Gadda.

Continua a leggere

Non avere paura dei libri

È necessario trovare le parole giuste per parlare di Non avere paura dei libri di Christian Mascheroni (edizioni Hacca). Perché quando si ha a che fare con una storia privata, si ha sempre il timore di dire qualcosa di sbagliato, che in qualche modo la banalizzi.
La casa che Christian ci racconta è quella della sua infanzia, adolescenza e prima maturità. È la casa condivisa con Eva e Gino, i genitori: Eva, la «viennese», che nel corso della trama diventa tante cose, ma che, soprattutto, è colei che insegna al figlio che dei libri non bisogna avere paura, poiché capaci di emancipare da una realtà spesso troppo difficile da sopportare; inoltre, per quanto un libro possa apparire ostico e impenetrabile, esiste sempre una via per carpirne il messaggio, basta cercarla. Poi c’è Gino, il pompiere, l’uomo che tenta di riempire il vuoto interiore della moglie, senza riuscirci fino in fondo.

Continua a leggere

Vecchi mestieri

«Sto cercando Piero Crepaldi!» esclamai.
Una faccia sparì dietro una tenda e improvvisamente ricomparve sull’uscio dicendo: «È  andato a casa. La prima strada a sinistra prima del bosco», e si dileguò di nuovo. Presi la strada indicata, chiesi informazioni alla prima casa e trovai Piero alla fine della contrada.
«Sto cercando la vecchia miniera di sale di cui si parla nel depliant turistico e in paese mi hanno detto che lei accompagna chi vuole visitarla…»
«È vero. Però oggi devo andare a tagliare le ginestre», mi disse.
«Capisco. Forse però può dirmi come fare ad arrivarci.»
Si tolse il berretto e si passò una mano sulla testa. «Certo, andarci è possibile: non è poi così lontano. Però è difficile spiegarti la strada. Mi spiace proprio di non poterti accompagnare». Si rimise il berretto. «Senti una cosa: vieni con me fino al posto dove devo andare, così sei sulla strada giusta e puoi vedere il punto da cui partire.»

Continua a leggere

We are family

Qualche volta succede a chi legge, con piglio smaliziato, ipercritico: questa specie di gigolò da libreria, abituato ad assaggiare troppo di tutto è pur sempre in attesa, se mi si passa il paragone poco letterario, di incontrare qualcuno di cui innamorarsi per davvero.
Ecco: debbo confessare che, dopo aver letto le prime pagine di we are Family dello scrittore romano Fabio Bartolomei, mi aveva lasciato un abbastanza perplesso il protagonista: un bimbo, superintelligente, incredibile, che già a quattro anni non solo ragiona, ma addirittura pare incarnare l’esperienza critica e le modalità espressive di un adulto, pur temperate da espressioni infantili.
Invece la tenerezza di questa storia incanta, progressivamente. Ti conduce per mano e sposta la nostra presunta razionale saggezza in un territorio azzurro dove si perdono i confini e le regole di ciò che è omologato come vero e normale, razionale, per farci entrare in un regno di libertà assolutamente credibile. Di gradevole adulta fanciullezza. Del resto questa è la prateria sconfinata della letteratura: così preziosa.

Continua a leggere

Centro Culturale S. Antonio delle Fontanelle | Contrà Busa, 4 - 36062 Fontanelle di Conco (VI) | Tel: +39 0424 427098 | Email: info@priamoedit.it | Mappa del sito | Privacy policy