Mese: Dicembre 2012

L’eterno ritorno del dolore

È difficile pensare che la guerra abbia le sue abitudini che, proprio come la vita di ognuno di noi, si consumi nella routine, nella noia, nell’indifferente, automatica reiterazione di gesti, comportamenti, doveri da assolvere, corvée assegnate da portare a termine. Eppure è proprio così ed è forse questo l’aspetto più terrificante: la sua normalità. Non la tragedia incomprensibile dello scontro, il selvaggio crepitare delle armi, lo sconvolgimento psicofisico causato dai bombardamenti di obici e mortai, gli assalti feroci e disperati, i corpi mutilati, l’odio indotto per un nemico che in realtà non si conosce (e che dunque non si ha alcun motivo di odiare); non la folle paura di morire – che in realtà è la più limpida espressione della voglia di vivere – né la sete di sangue, né la presa di coscienza che uccidere, annientare, è un istinto naturale dell’essere umano; quel che rende la guerra la più infernale delle esperienze è la sua ripetitività, perché a riproporsi è l’ordinario, non l’eccezione.
Nel suo splendido, lacerante Matterhorn, romanzo sulla guerra del Vietnam, Karl Marlantes, giovane laureato di Yale arruolatosi nel corpo dei marines nel 1968 e spedito al fronte, non lontano dal confine con il Laos, a combattere contro l’esercito nordvietnamita, racconta quel che ha vissuto concentrandosi proprio sull’assurdo paradosso che è poi la verità ultima del conflitto: la “banalità” del suo procedere.

Continua a leggere

Senza memoria (non versi, ma righe corte)

Il 22 settembre scorso è mancato il pittore cesenate Pier Paolo Pollini, un artista che ha fatto dell’inquietudinedel cuore umano in perenne lotta i caratteri dominanti della sua opera.
Pier Paolo Pollini iniziò a esporre nel 1966, rivelando subito un grande talento attraverso una pittura particolarmente intensa ricca di significati e ardente di visioni. Come lui stesso chiarisce: “… fin dal principio ho voluto dare forma a ciò che forma non ha, sentendo nel mio profondo l’anelito ad atmosfere e spazi irraggiungibili, trasfigurati da luci e colori infattibili all’uomo…”
Bruno Pompili lo ricorda con questi versi inediti simili a stoffe porose o a nuvole improvvisamente percorse dal vento e dal sole che si lasciano attraversare, intridere, irradiare dalle luci e dalle ombre della terra.

Continua a leggere

Un anno sull’Altipiano

Ho scelto di rileggere Un anno sull’Altipiano di Emilio Lussu, un libro di memorie sul primo conflitto mondiale che occupa un posto del tutto particolare tra le opere che raccontano e rendono comprensibile la nascita dell’Italia unita.
Libro grandioso e crudele, in certi punti difficile da sopportare. Una testimonianza necessaria sul coraggio dei soldati e sull’impietoso distacco di chi li comandava. Una memoria autorevole sulla prima guerra mondiale, che rappresentò per gli italiani, da appena mezzo secolo riuniti in nazione, un momento forte di ulteriore unificazione e di acquisizione di una identità nazionale.

Continua a leggere

L’ipocrisia inconsapevole e la letteratura

Forse il vizio umano più detestabile è l’ipocrisia. E gli ipocriti. Chiedete a chiunque: cosa detesti? L’ipocrisia. E gli ipocriti.
E poiché tutti detestano l’ipocrisia e gli ipocriti, e ciascuno è disposto a riconoscersi tutto tranne che ipocrita, ne consegue che o l’ipocrisia in realtà  non esiste o molti di noi sono ipocriti senza saperlo.
Perché c’è in realtà un vizio peggiore dell’ipocrisia, ed è l’ipocrisia inconsapevole.
L’ipocrita inconsapevole ci capita sempre sul cammino e talora lo riconosciamo allo specchio: debordante di sentimento, ostenta ciò che non prova e che non sa di non provare,  e ostentando riesce a credere di provare realmente ciò che non prova.

Continua a leggere

Non è un manifesto, ma vediamo un momento

La scrittura narrante che si orienti e s’appoggi su vecchie storie, o su miti, non porta più oggi il segno di una debolezza dell’invenzione, quasi un marchio, né mi sembra passibile di condanna preventiva.
Rappresenta piuttosto il rifiuto di una corsa insensata a moltiplicare appendici su intrecci esauriti, a loro volta moltiplicatori di esigenze di consumo e di etichette.
Ogni volta che vedo un film o leggo un racconto finisco per trovarmi nella sgradevole situazione di già conoscere in anticipo le battute dei personaggi o lo sviluppo di una finzione, e quel che è peggio partendo da una base tanto piatta.

Continua a leggere

Centro Culturale S. Antonio delle Fontanelle | Contrà Busa, 4 - 36062 Fontanelle di Conco (VI) | Tel: +39 0424 427098 | Email: info@priamoedit.it | Mappa del sito | Privacy policy