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Un taccuino

Mostrò con orgoglio un taccuino in cui aveva riportato descrizioni e poi annotato meticolosamente distanze, insenature e profondità dei diversi fiumi del Gran Chaco.
Sembrava desiderasse più di ogni altra cosa riportare alla luce storie che dessero spazio non solo al mondo visibile, ma anche alle vaste e misteriose forze inosservate che si celavano dentro quel mondo.
Con un carattere più sottile e minuto — e uno stacco nettissimo denunciato dall’impaginazione — aveva appuntato notizie sul Rìo Bermejo, che “nasce nel Perù e attraversa il Chaco da ponente a Oriente per circa trenta leghe, passa nella Valle de Las Salinas, in giurisdizione di Tarija, per poi entrare nelle Cordilleras, che dividono il Chaco dall’arcivescovado di Chuquisaca per dodici leghe con il nome di Lupo o Iticà, nei pressi dell’antica Guadalcázar…”

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Entusiasmo e amore per la scienza e per la vita

A La Paz raccolse ulteriori informazioni sul percorso che avrebbe fatto e venne accolto da una personalità influente come Manuel Vicente Ballivian, ministro degli esteri boliviano e presidente della locale Società Geografica. Con lui condivise la curiosità e la passione per la bellezza delle creature viventi rimanendo molto colpito dalla profondità del suo pensiero scientifico. Gli raccontò anche di alcune ricerche entomologiche che aveva condotto a La Plata a proposito dell’identità di fondo esistente tra vertebrati e invertebrati, di come la struttura di insetti e crostacei e quella dei vertebrati fossero del tutto simili.
Ballivian lo illuminò dandogli utili consigli e informazioni preziose sulla natura incontaminata del Gran Chaco e gli riferì delle esplorazioni di padre Nicolàs Armentia, francescano spagnolo tra i pochi ad aver viaggiato a lungo nel nord est boliviano.
Luigi lo volle conoscere e si fermò a La Paz una settimana per avere modo di incontrarlo.

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Un viaggio affollato di anime invisibili

Al mattino si alzò, riaccese il fuoco e vi si accovacciò davanti tutto tremante, avvolto nella coperta. Bevve un caffè, si sgranchì le gambe e poi prese dalla mochila il taccuino che teneva avvolto in un morbido tessuto bordeaux. Sentiva che i suoi occhi erano sedotti dalla strada, e così pure la fantasia. Non poteva fare a meno di proseguire immaginando una linea che vedeva tracciata sul terreno: mentalmente, andava avanti nello spazio, ma tornava anche indietro nel tempo, ripercorrendo la storia di chi prima di lui l’aveva percorsa. Gli pareva di ricordare e sentire quel tempo; il sole di quel tempo, e certe immagini di indicibile bellezza.
Appuntò così le sue considerazioni sul giorno prima passato in cammino tra sentieri segnati da tumuli e sentieri di transumanza.
Aveva paura di dimenticare anche un solo dettaglio di ciò che aveva visto. Per questo scrisse anche dell’aria secca e come polverosa, del profumo forte di terra e di foglie morte scaldate dal sole. Sentiva di doverlo fare. Voleva lasciare su carta solo per lui certe impressioni malgrado sentisse bene che ogni uomo era sempre, eternamente a metà del proprio cammino, e poco importava l’età che aveva o la distanza che aveva coperto.

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Una vita wireless

I fili del destino ci muovono come marionette,
Costantemente sul filo del rasoio, ancora un poco e ci fanno a fette.

Tutti in fila per prendere la comunione,
In fila indiana dai tempi dell’asilo
Con l’aquilone attaccato al filo;
In fila alle poste aspettando la pensione
Serriamo le fila per le prossime battaglie quotidiane.

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L’autunno è arrivato

Oggi il calendario segna 21 settembre: l’autunno è arrivato. L’estate ormai se n’è andata, nonostante il caldo persistente ne faccia ancora sentire la presenza. Le giornate si fanno via via sempre più corte; le foglie cominciano a cadere, in alcuni casi anche i capelli. La natura si prepara alla lunga stagione invernale e il verde rigoglioso dei mesi trascorsi impallidisce, lasciando il posto prima al giallo e quindi al marrone. Anche la natura conosce le metafore: tutto ciò che inizia a esaurirsi e morire ritorna alla terra, colorandosi allo stesso modo.
Gli Inglesi d’America vedono tutto questo ed esprimono l’autunno con la parola “fall”, che letteralmente significa “cadere”. Invece il latino “autumnum”, genitore sia del nostro “autunno” che dell'”autumn” d’oltremanica, racconta una storia diversa. La sua origine sta nel verbo “augere”, che significa “aumentare”, a sua volta imparentato con la radice sanscrita “au, av” che indica “godere”, “saziarsi”.
Cos’è che “aumenta” e di che cosa si dovrebbe “godere”?

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La perfezione non è un punto di arrivo

Taiichi Ohno, padre della filosofia giapponese di management conosciuta con il nome di JIT (Just In Time) affermava che la perfezione non è un punto di arrivo, ma un processo di miglioramento che si sviluppa continuamente. Qualcosa che non si raggiunge perseguendo uno scopo preciso, ma ricercando sempre nuovi obiettivi e perseguendo quello che viene definito Kaizen continuo.
Bisogna perseverare arrivando a migliorare costantemente. Evolvendosi e prendendo coscienza. Alzando lo sguardo verso traguardi che verranno…
MC

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